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Bondage, Shibari e Breath Control sono i termini che si sentono pronunciare un po' ovunque negli ultimi giorni. La tragedia avvenuta nella notte tra venerdì e sabato scorso nel garage della sede dell'Agenzia dell'Entrate della zona Bufalotta ha acceso i riflettori su un mondo sconosciuto ai più, quello del bondage e delle legature. Un ambiente che in questi giorni ha fatto incetta di commenti densi di pregiudizi e di fandonie, chiaramente amplificati dalla constatazione della tragica fine  della studentessa Paola, così come dal particolare rapporto che legava l'ingegnere Soter Mulé e le due ragazze.

Quella di venerdì notte è una vicenda, conclusasi drammaticamente, che ha ha creato lo spunto per additare quel mondo su cui adesso tutti parlano ma che in pochi conoscono. La redazione di Fanpage.it ha deciso di vederci chiaro e di capire come funziona davvero il bondage, ha cercato di comprendere chi sono le persone che praticano assiduamente queste attività e il perché di tanto entusiasmo. L'ha fatto intervistando un esperto di bondage e shibari, Davide La Greca, oltre che autore di libri sul BSDM.

esperto bondage shibari

S:  Cominciamo con una domanda semplice, che cos’è il bondage e in cosa consistono le pratiche ad esso connesso?

Il bondage è l’arte di legare il corpo con corde o legacci. Di creare un momento d’arte e un’emozione attraverso l’immobilizzazione.

S: In questi giorni è stata fatta molta confusione sui termini, ci vuoi illustrare cos’è, invece, lo shibari?

Lo shibari è il bondage giapponese, è solo una questione di termini. Shibari significa legatura. Semplicemente. Niente di diverso dal bondage occidentale se non per la maggiore attenzione all’estetica. E’ fondamentalmente una differenza di stile.

S: A quanto pare, nel vano caldaia dell’Agenzia delle Entrate dove ha perso la vita la giovane Paola Caputo, è stata messa in atto una pratica diversa, vuoi spiegarci di cosa si tratta?

Si tratta di una versione incontrollata e scorretta di breath control. Il breath control è la pratica dell'asfissia, o ipossia, il controllo dell'afflusso di ossigeno: si tratta di una pratica pericolosissima. In quel caso è stata effettuata in maniera scorretta perché non seguiva le regole di sicurezza che impongono che nel controllo del respiro si possa interrompere immediatamente la limitazione di ossigeno.

S: Tra i principi fondanti del BDSM, acronimo che sta per Bondage& Disciplina, Dominazione&Sottomissione, Sadismo &Masochismo, c’è la formula SSC, che prevede che le attività di bondage vengano messe in atto soltanto in un clima relazionale e generale di tipo Sicuro, Sano e Consensuale. Credi che questi principi siano stati rispettati?

E’ stata rispettata solo la consensualità, di certo quella situazione non era né sana né sicura.

S: So che conosci le persone coinvolte in questo tragico incidente, che idea ti sei fatto dell'intera vicenda?

Un tragico incidente, appunto: avevano bevuto prima e fatto uso di altre sostanze. Non erano lucidi e non dovevano per nessun motivo intraprendere pratiche legate al BDSM.

S: Cosa ha portato, secondo te, Soter Mulé a non prendere le dovute precauzioni? E’ colpa dell’alcool o della droga come dicono in molti o a tuo avviso, considerandosi esperto, ha sottostimato i rischi di quello che stava facendo?

Non potremo sapere questo finché non lo racconteranno loro, possiamo solo supporre. Io non credo che l’avrebbe fatto in quella maniera da lucido, ma sono solo pensieri.

Lo scambio di fiducia che nasce dal bondage è fantastico.

Davide La Greca

S: Il bondage è una pratica più diffusa di quello che si pensa; quante sono, secondo te, le persone che in Italia lo praticano regolarmente?

Migliaia. Nei locali, a casa, tra amici. Chi non ha mai fatto l’amore con il proprio partner con i polsi legati? Ecco, quello è bondage. Sono in tanti e di tutti i settori sociali, è una pratica personale, dettata da emozioni e passione, quindi aperta a tutti dai 18 ai 90 anni.

S: Ai tuoi corsi, solitamente, che tipo di persona si avvicina?

Tutti i tipi di persone, di qualunque età o estrazione sociale.

S: Arrivano in coppia oppure sono single?

Entrambe le cose. Spesso sono coppie che cercano una passione comune, altrettanto spesso single appassionati che vogliono imparare.

S: Il bondage secondo te contribuisce ad accrescere la complicità in un rapporto di coppia?

Sì. Lo scambio di fiducia che nasce dal bondage è fantastico. Chi si fa legare lascia la propria libertà nelle mani dell’altro, che dal primo giro di corda garantisce cura estrema di questo dono.

S: Tra gli appassionati di bondage c’è una maggioranza di persone etero, gay, lesbiche, trans oppure si tratta di un’attività diffusa a prescindere dall’orientamento sessuale?

E’ assolutamente trasversale, non è legata strettamente alla sessualità, ma alla persona.

S: Dove avvengono le pratiche? Si svolgono in pubblico o in privato?

Sia in locali pubblici che privati. A casa per la maggior parte della gente. Ma esistono molte feste, locali, discoteche nelle quali si può fare bondage.

S: Bondage ed erotismo: è convinzione diffusa che le pratiche di legatura implichino di solito un eccitamento sessuale. E così o c’è dell’altro, ad esempio un compiacimento mentale e psicologico? In cosa consiste il piacere derivante dall’esercizio di queste pratiche?

Le pratiche legate al bondage danno certamente un’emozione, a volte legata a un’eccitazione, più mentale che fisica. Il piacere mentale è spesso una sensazione di liberazione, di guardarsi da dentro o da fuori. Come se attraverso la cessione della libertà ci si possa finalmente riposare.

S: Ho letto che ci sono anche delle attinenze con lo Shiatsu, è così?

Il bondage un’attività che ha dei rischi, come molte attività umane. E' necessario conoscerne e seguirne le regole.

Davide La Greca

Sì. E alcune legature sono studiate per toccare i Chakra.

S: Qual è il requisito fondamentale che deve tenere a mente chi si avvicina per la prima volta al bondage?

Che è un’attività che ha dei rischi, come molte attività umane. Ed è quindi necessario conoscerne e seguirne le regole, ed il rispetto per gli altri. Fare bondage significa prendersi la responsabilità di una persona, e quindi averne cura.

S:Cosa spinge una persona ad avvicinarsi al bondage, secondo te?

Ogni persona è spinta da un desiderio diverso. Curiosità, passione artistica, voglia di sperimentare, piacere di cedere se stessi o di aver cura dell’altro. Non c’è un filo comune. Ognuno ha una motivazione differente.

S: Chi fa parte dell’ambiente vive il bondage come una pratica trasgressiva?

Assolutamente no. E’ una pratica molto comune, conosciuta da tutti e molto amata e apprezzata, soprattutto dal punto di vista artistico e da quello emozionale.

S: Perché, se non c’è trasgressione, in molti nascondono ad amici e parenti di praticare il bondage? Si tratta di pudore, eccitazione data dal vivere un’esperienza inusuale e fuori dagli schemi, o semplicemente si ha paura di essere giudicati e additati come pervertiti?

Ancora oggi chi fa una cosa fuori dal coro è etichettato come strano, pervertito. L’omosessualità, per esempio, non è certo trasgressione, eppure quanti sono i ragazzi e le ragazze omosessuali che vivono i loro rapporti d’amore nell’ombra? Il bondage comunque è una pratica legata ad emozioni anche intime; chi lo vive nella  coppia, spesso non vuole raccontare a tutti cosa fa con il proprio partner, ma è una cosa che vale anche per le coccole.

S: Esiste in Italia la “cultura” BDSM?

Muove i primi passi seri da poco. La stiamo costruendo passo passo.

La foto in apertura è "Lana Sutra" di Erik Ravelo­­.