La loro colpa? Semplicemente quella di aver tentato di attraversare la frontiera tra Francia e Italia, quella linea immaginaria che gli europei possono varcare ogni volta che desiderano ma che è preclusa ai migranti. Così, mentre in tutta Europa si celebra la caduta del Muro di Berlino come una grande conquista di libertà e diritti, a Ventimiglia persone che hanno semplicemente messo piede in territorio italiano verrebbero vessate e umiliate ogni giorno.

A documentarlo oggi è l'associazione Progetto 20K che ha pubblicato un video di denuncia in cui un immigrato racconta quello che è stato costretto a subire dopo essere stato fermato nel tentativo di attraversare la frontiera tra due paesi europei, Italia e Francia. A ostacolarlo nessun muro: il giovane infatti stava tentando di raggiungere Ventimiglia a bordo di un treno quando è stato fermato dalla gendarmerie francese che lo ha condotto a Ventimiglia e rinchiuso per ore in un container allestito a ridosso della frontiera italo-francese: "Mi hanno detto: ‘Tu non puoi stare qua, non hai il permesso di soggiorno'. Poi mi hanno portato a Ventimiglia e sono stato in un carcere dalle 10 del mattino fino alle 17". Il migrante ha raccontato di non aver ricevuto niente da mangiare, di essere stato insultato e rinchiuso in una struttura senza letti in condizioni disumane.

Secondo l'associazione 20K i migranti verrebbero ogni giorno reclusi illegalmente anche per 12 ore in attesa di essere riportate in Italia: "La loro libertà personale  viene violata perché queste persone sono costrette in questi luoghi senza l'intervento di nessuna autorità giudiziaria. Sono trattati come animali, senza letti, cibo ed acqua in attesa che la polizia francese finisca le procedure di respingimento”. Per il progetto 20K  quello che accade non è semplicemente un abuso delle autorità francesi ma di una situazione insita nel Dna dell'Unione Europea: È un atteggiamento strutturale nelle politiche europee di protezione delle frontiere, siano interne o esterne. Impedire a tutti e tutte di attraversare i confini, permettendo un controllo sulle vite umane sempre più forte. Le persone non possono con queste misure seguire i propri percorsi di vita individuali e di fatto la loro autodeterminazione viene meno. Non solo è negata la libertà di movimento, ma è negata tutta la possibilità che la persona possa effettivamente decidere della propria esistenza”.