2 Ottobre 2017
11:33

Uccise fidanzata con un pugno, ora invoca il diritto all’oblio: “È stato più di 6 anni fa”

L’uomo, condannato in via definitiva, ora pretende che il suo nome scompaia dal web in relazione al caso perché sono passati più di sei anni.
A cura di A. P.

È stato condannato in via definitiva  dal Tribunale per l'omicidio della sua ex ragazza e per questo sta scontando ora una condanna  a 17 anni di carcere, ma ad appena sei anni dal delitto che ha messo fine all'esistenza della 25enne Elena Tanasa, ora il 35enne Cristian Vasile Lepsa ha chiesto per vie legali che il suo nome venga cancellato dal web in nome del "diritto all’oblio". Come racconta il Corriere della Sera, infatti, attraverso i suoi legali si è rivolto al sito www.inquantodonna.it, che ricorda tutti i femminicidi in Italia, esigendo la rimozione del suo nominativo in quanto sono passati più di sei anni.

Secondo l'avvocato, si deve rimuovere ogni informazione in merito all'omicidio compiuto dal suo assistito poiché non più necessarie dato che "la notizia all’epoca ha raggiunto l’utenza nell’espressione del pieno diritto di cronaca" e "ha visto coinvolto l'uomo ben più di cinque anni fa".  I legali della famiglia di Elena Tanasa però non ci stanno e spiegano: "La richiesta formulata, a nostro avviso, non potrà essere assecondata in quanto c’è una pronuncia della Corte di Cassazione del 3 agosto scorso sulla vicenda di Vittorio Emanuele di Savoia che chiedeva il diritto all’oblio sul caso Hamer. La Suprema corte afferma che il diritto all’oblio ‘si deve confrontare col diritto della collettività ad essere informata ed aggiornata sui fatti da cui dipende la formazione dei propri convincimenti, anche quando ne derivi discredito alla persona titolare di quel diritto’. Quindi per noi la richiesta del romeno ad essere cancellato da Internet non ha alcun fondamento".

La vicenda risale al febbraio del 2011 quando la giovane fu inseguita in casa di un'amica dove si era rifugiata e colpita violentemente con un pugno dall'uomo  che la uccise. Anche in base ai diari della 25enne in cui la ragazza raccontava  le violenze alle quali lui la sottoponeva spesso, i giudici sia in primo grado che in secondo grado hanno condannato il 35enne a 30 anni per omicidio volontario aggravato. La Cassazione però ha rivisto il giudizio rimandando gli atti in appello dopo aver derubricato l’omicidio volontario in preterintenzionale. E la nuova condanna emessa nel settembre del 2014 è stata ridotta a 17 anni.

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