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18 Marzo 2019
17:19

Tutto quello che sappiamo sulla morte di Imane Fadil: dal bunga bunga al giallo sull’avvelenamento

Dalle dichiarazioni sulla “setta che invocava il demonio” passando per il libro-verità (mai pubblicato), fino all’incontro con un siriano e l’ombra dei servizi segreti. Sono tanti i misteri che avvolgono la vita (e la morte) di Imane Fadil, la 34enne ex modella che raccontò cosa, a suo dire, succedeva alle cene di Arcore organizzate da Silvio Berlusconi. Potrebbe essere stata avvelenata con un mix di sostanze radioattive. Ma solo l’autopsia potrà chiarire la causa del decesso.
A cura di Biagio Chiariello
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È un vero e proprio mistero quello che avvolge la morte di Imane Fadil, la modella di 34 anni marocchina che fu tra le testimoni d’accusa nel processo Ruby sulle ‘cene eleganti’ di Arcore. La Procura di Milano ha aperto un'inchiesta per omicidio volontario e ha sequestrato le cartelle cliniche e la salma. La giovane potrebbe essere stata avvelenata.

La morte di Imane Fadil

Ricoverata all’Humanitas di Rozzano il 29 gennaio, dove era arrivata lamentando dolori al ventre, vomito e senso di stanchezza, Imane Fadil è deceduta il primo marzo. La notizia si è però diffusa solo dopo due settimane. In quel mese, che il procuratore capo di Milano Francesco Greco indica come "un calvario", la ragazza peggiora giorno dopo giorno, passando dalla Rianimazione a Medicina, e infine di nuovo in Terapia intensiva. Ad un certo punto rivela al fratello e al suo avvocato del timore di un avvelenamento. Al momento si sa solo che il suo midollo osseo non era più in grado di produrre globuli bianchi e che reni e fegato erano distrutti. La prima diagnosi che viene fatta in merito al decesso è quella di una grave "aplasia midollare".

Che cosa ha causato il decesso

I primi esami sulla giovane marocchina, che aveva chiesto di esser parte civile nel processo Ruby Ter, hanno escluso la presenza di un linfoma o di altri tumori del sangue. Negative pure le analisi sulla leptospirosi, malattia infettiva alla quale i medici pensavano dopo che la paziente aver riferito di aver vissuto in una cascina di campagna infestata dai topi. E se gli esami del sangue escludono la presenza di metalli pesanti nel sangue, un test preliminare che calcola la radioattività nei tessuti segnala invece radiazioni oltre i limiti di guardia. Parte del mistero potrebbe essere svelata dall’autopsia sul cadavere: verrà effettuata tra mercoledì e giovedì, e fino a quel giorno, per espresso ordine della Procura di Milano, nessuno potrà accedere all’area dell’obitorio in cui si trova la salma della 34enne, nemmeno amici e parenti.

Il giallo sulla radioattività e i metalli trovati nel sangue

Il 26 febbraio Imane Fadil era stata visitata al Centro antiveleni di Pavia. Dai test tossicologici era venuto fuori un mix di sostanze radioattive, ma in una nota il direttore del centro Carlo Locatelli ha precisato che il test “non identifica radionuclidi e non effettua misure di radioattività”. La consulenza tossicologica riguardava solo “il dosaggio su 50 metalli”, su cui ora indaga la procura. I metalli individuati nel sangue di Fadil, a quanto si apprende, sono cadmio e l'antimonio. Così il procuratore capo di Milano Francesco Greco sottolineando che l'antimonio era presente con un valore di quasi tre volte superiore e il cadmio urinario di quasi sette volte superiore il range normale. La concentrazione di antimonio riscontrata è di 3 mg per litro contro un range che va dallo 0,02 allo 0,22, mentre il livello del cadmio urinario è di 7 mg per litro contro un range che va da 0,1 allo 0,9.

Anomalie nelle cartelle cliniche

La Procura di Milano ha disposto il sequestro di tutta la documentazione medica e del corpo della ragazza per poter eseguire l’esame autoptico. L’ospedale, sempre all’interno della propria nota ha dichiarato: “Humanitas ha avuto gli esiti tossicologici degli accertamenti richiesti e lo ha prontamente comunicato agli inquirenti. Per rispetto della privacy e dell’indagine in corso, Humanitas non rilascerà ulteriori commenti su nessun aspetto di questa vicenda”. Ma la magistratura non ha reso noti gli esiti dell’esame né ha rilasciato dichiarazioni riguardo al caso. Il procuratore capo di Milano, Francesco Greco ha infatti parlato esclusivamente di un aspetto, ossia che vi sarebbero “diverse anomalie nelle cartelle cliniche” della donna. Lo stesso Greco ha dichiarato: “Abbiamo saputo della morte dal difensore di Imane Fadil, una settimana dopo il decesso”.

Il collegamento di Imane Fadil con Silvio Berlusconi

Modella e aspirante giornalista sportiva, la donna avrebbe partecipato a otto serate ad Arcore, invitata da Lele Mora ed Emilio Fede, e per questo fu motivo è stata chiamata a testimoniare al processo Ruby. Fu lei, insieme ad Ambra Battilana e a Chiara Danese, a dare una versione del tutto diversa delle “cene eleganti” descritte dalle Olgettine: spogliarelli, palpeggiamenti, travestimenti bizzarri, ma anche lauti pagamenti per l'"intrattenimento". Dopo qualche tempo si presentò in procura per raccontare tutto, non omettendo nomi e cognomi delle altre partecipanti (tra cui Nicole Minetti, Iris Berardi, Barbara Faggioli). Nel primo processo, Fadil è una testimone, nel secondo si costituisce parte civile (con le stesse Chiara Danese e Ambra Battilana), nel terzo filone (il famoso Ruby ter, in cui Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari) viene invece esclusa come parte civile. Dopo aver saputo della morte d Imane Fadil, Silvio Berlusconi, sentito dai cronisti, ha detto: “Spiace che muoia sempre qualcuno di giovane. Non ho mai conosciuto questa persona e non le ho mai parlato”.

Il libro pronto alla pubblicazione

Lo scorso 14 Gennaio, la modella marocchina, uscendo dall’aula del processo Rubi Ter aveva dichiarato: “Sto scrivendo un libro sulla mia vita in cui racconterò tutto quello che non ho ancora detto”. La procura ora ha sequestro il manoscritto, oltre al cellulare di Imane, per ricostruire le tracce dei suoi spostamenti prima del ricovero e i suoi ultimi contatti.

La setta che invoca il demonio

A rendere la vicenda ancora più inquietante sono state alcune dichiarazioni della ragazza che in realtà non sono mai state prese troppo sul serio. "La cosa non si limita a un uomo potente che aveva delle ragazze intervistata dal Fatto Quotidiano – aveva affermato con riferimento all'ex premier – (…), questo signore fa parte di una setta che invoca il demonio (…) fatta di sole donne, decine e decine di femmine complici. In quella saletta dove si faceva il "bunga bunga" c’era uno stanzino con degli abiti, tutti uguali, come delle tuniche. A cosa servivano? (…). Ho visto presenze strane, sinistre. Io sono sensitiva fin da bambina (…) e le dico che in quella casa ci sono presenze inquietanti. Là dentro c’è il Male, io l’ho visto, c’è Lucifero".

Il mistero dello 007 siriano

E c'è un altro elemento. Durante una testimonianza, si legge su La Stampa, la modella raccontò di essere stata avvicinata nella primavera del 2011, da un presunto intermediario siriano, tale Saed Ghanaymi. Quest' ultimo, spiegò in aula Fadil, "diceva di essere amico di Berlusconi e mi disse di andare ad un incontro ad Arcore per avere dei soldi. Io nel marzo aprile del 2011 mi recai dall' avvocato Asa Peronace per chiedere una consulenza. Solo dopo venni a sapere che quello era l' avvocato delle gemelle De Vivo (finite anche loro nel giro delle olgettine, ndr). Fu l' avvocato a farmi incontrare quest' uomo straniero che si presentò come Marco. Lo incontrai due giorni dopo a Linate e là mi diede un telefono e una scheda per potermi chiamare e non essere intercettato. Mi ha chiamato tante volte e ogni volta mi diceva di prendere un taxi e andare ad Arcore per avere dei soldi. Credo fosse dei servizi segreti". Il siriano, rintracciato e interrogato dalla Procura, smentì tutto e quando gli chiesero se apparteneva a dei servizi segreti rispose di "non ricordare".

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