4 Novembre 2020
09:00

Trapani, migranti assunti in false ditte per far ottenere loro i permessi di soggiorno: 246 indagati

I carabinieri del Comando provinciale di Trapani e del Nucleo Ispettorato del lavoro, hanno eseguito un sequestro preventivo di beni, del valore di circa 1 milione di euro, nei confronti di cinque persone responsabili di concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Tra gli indagati anche 241 stranieri.
A cura di Davide Falcioni

I carabinieri del Comando provinciale di Trapani e del Nucleo Ispettorato del lavoro, hanno eseguito un sequestro preventivo di beni, del valore di circa 1 milione di euro, nei confronti di cinque persone responsabili di concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Gli uomini dell'Arma hanno accertato che gli indagati, avvalendosi di ditte operanti solo ‘su carta', avevano fittiziamente assunto 241 persone, per lo più di provenienza nordafricana (che rispondono di concorso nella truffa), a ridosso della scadenza del permesso di soggiorno, allo scopo di percepire indebitamente le indennità a favore del reddito. I finti lavoratori, a loro volta, si impegnavano a versare ai titolari delle ditte fittizie la metà del valore di tali  indennità (quali, ad esempio, quella per la disoccupazione, pur non avendo mai lavorato nemmeno per un giorno).

L'inchiesta è iniziata nel 2018 dopo una perquisizione nell'abitazione di un indagato per sostituzione di persona e truffa ai danni di una compagnia telefonica. I carabinieri avevano trovato in quell'occasione quattro buste paga di cittadini extracomunitari, intestate ad una impresa edile riferibile all'indagato. I militari del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Trapani avevano voluto vederci chiaro e avevano scoperto che la ditta assumeva un importante numero di uomini e donne, per lo più di provenienza nordafricana, in prossimità della data di scadenza del loro permesso di soggiorno. Per compiere la truffa venivano impiegate tre imprese edili ed una agricola, tutte attive solo "su carta" dunque prive di sede reale, mezzi ed attrezzature, riferibili a tre soggetti del luogo tra cui l'indagato principale, un uomo di origini tunisine, che secondo le indagini reclutava connazionali-falsi lavoratori.

Nei guai, iscritto nel registro degli indagati, è finito anche un consulente del lavoro, il cui compito era quello di predisporre false comunicazioni all'Inps per assunzioni e licenziamenti, oltre che stipulare contratti fittizi di locazioni di terreni, che servivano per erogare indennità a sostegno del reddito non dovute. Il 50% del valore di tali indennità, percepite dai finti lavoratori, veniva secondo le indagini restituito ai titolari delle ditte fittizie, in cambio della regolarizzazione della loro posizione sul territorio nazionale, derivante dalla stipula di brevi contratti di lavoro. Gli accertamenti hanno permesso di stabilire che nel periodo che va dal 2012 al 2018 l'Inps ha pagato prestazioni non dovute per 676 mila euro circa.

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