In un momento in cui tutti hanno voglia di riaprire e ricominciare, dopo una lunga pausa… voi due decidete di non riaprire all’ora di pranzo. Motivo sconosciuto. Considerato però che ho saputo poco da poco che siete due “culattoni” (io sono di Milano e da noi si dice così), penso che il male peggiore ce l’abbiate in corpo voi (aids), per cui siamo noi clienti ad aver paura a venire da voi (anche di sera). Buonanotte

Questo il testo della lettera che Stefano Cadeddu e Gaetano Perrone, titolari della Pizzeria 150 di via Nizza 29, nel quartiere San Salvario di Torino, si sono visti recapitare ieri, 6 ottobre, in forma anonima. Un insulto omofobo motivato in qualche modo dal fatto che il loro locale fosse chiuso all'ora di pranzo. I due ragazzi non le hanno mandate a dire e hanno risposto con un pungente post su Facebook, pubblicando anche una foto in cui rispondono all'autore facendo il dito medio, come riporta Torino Today.

"In questo post – scrivono i due ristoratori – utilizzeremo linguaggio esplicito e volgare. Ci scusiamo, ma allo stesso tempo siamo convinti che per comunicare con certe teste altro non funziona!. E adesso ti spiegheremo anche il perché, oltre che a metterci la faccia sempre e comunque, siamo orgogliosamente convinti che il nostro locale, aperto a tutti e a tutte le forme di pensiero, davvero non abbia bisogno di coglioni come te. Ci siamo sforzati di trovare un nesso tra la mancata riapertura del negozio a pranzo e la nostra vita privata. Dopo qualche ora siamo giunti alla conclusione che probabilmente avresti bisogno di uno psichiatra, fai tesoro dei consigli che ti diamo. In genere, abituati da sempre a vivere la nostra vita liberi e felici, caro il nostro frustrato e probabilmente anche insignificante nella vita, abbiamo serie difficoltà a considerare le tue parole offensive, non ci hai messo neanche la faccia! Ti nascondi dietro una letterina ina ina, perché mancando di palle , non sei in grado di sostenere ciò che pensi, già questo ci dice abbastanza di te, tra l'altro, mentre noi si vive felici e contenti, tu spendi tempo per metterti lì a scrivere a macchina, imbustare, uscire di casa fino alla posta, spendere dei soldi per un francobollo, per cosa poi? Davvero hai una vita così vuota tanto da utilizzare tempo prezioso dietro a ‘due culattoni' come hai precisato nella letterina ina ina, questo forse non denota un po' il famoso ‘vorrei ma non posso?' Vedi, quando sei circondato da persone che ti vogliono bene, basta fare le domande giuste alle persone giuste e si scoprono molte cose, arrivare a te, caro coglione, sembra più facile del previsto, a presto".

 "Chi ha scritto deve essere una persona sola, poverino"

"Ho 43 anni – dice Stefano Cadeddu oggi a TorinoToday – e in vita mia non ho mai avuto un problema del genere. Non so neanche io cosa pensare, di fronte a una lettera del genere non posso che pensare che chi l'ha scritta sia una persona sola, poverino. Dal poco che capisco usa un termine, culattone, in voga negli anni '80, quindi forse non è neanche troppo aggiornato. Non denunceremo nessuno. Siamo un locale aperto dal 2011, siamo sempre stati in prima linea per avvicinare il mondo Lgbt a tutto il resto della comunità. Abbiamo partecipato a tutti i pride, siamo un locale che ha un'impronta forte caratteriale dei titolari ma non siamo un locale esclusivo per questo tipo di clientela. Chi viene qui sa dove viene ma la nostra clientela è esattamente quella di tutte le altre pizzerie".