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Torino, infermiere preso a calci da un paziente all’ospedale Molinette: “Gli ha fratturato il torace”

Aggressione al Pronto Soccorso dell’ospedale Molinette di Torino. Infermiere ferito gravemente mentre lavorava: “Si continua a spremere un sistema che non regge più”
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Un infermiere è stato violentemente aggredito mentre stava svolgendo il suo lavoro all'ospedale Molinette di Torino. Nel pomeriggio di ieri, 12 aprile 2026, un paziente in stato alterato gli ha sferrato un violento calcio al torace, fratturandoglielo. L'infermiere è stato soccorso dai suoi colleghi e gli è stata data una prognosi di 35 giorni.

L'aggressione agli infermieri

Domenica 12 aprile è arrivato al pronto soccorso dell'ospedale Molinette un giovane uomo in stato di alterazione. Poco dopo l'ingresso l'uomo, che già aveva dato segni di agitazione, ha iniziato a scagliarsi contro gli infermieri presenti in quel momento.

In particolare, ne ha preso uno sferrandogli un violento calcio all'altezza del torace. Il colpo ha avuto conseguenze serie: l'infermiere ha subìto una frattura all'altezza dello sterno e durante la medicazione ha ricevuto una prognosi di 35 giorni. Mentre avveniva l'aggressione sono state contattate le forze dell'ordine e l'uomo è stato arrestato in flagranza dai Carabinieri.

La denuncia del sindacato: "Non basta più indignarsi, serve prevenzione"

Sull'aggressione delle Molinette è intervenuto il sindacato degli infermieri Nursing-up. "Non possiamo continuare a commentare aggressioni a posteriori con la solita solidarietà di circostanza. – commenta Francesco Malara, dirigente Nursing Up Torino – Qui siamo di fronte a lavoratori che rischiano l’incolumità fisica ogni giorno. Oggi parliamo di uno sterno fratturato, domani cosa dovremo raccontare?".

L’episodio riaccende i riflettori su un sistema che, secondo il sindacato, "non è più in grado di garantire condizioni minime di sicurezza". La gestione delle situazioni di violenza, la tempestività degli interventi e l’effettiva applicazione della flagranza di reato restano nodi ancora irrisolti, sottolinea Claudio Delli Carri, segretario regionale per Piemonte e Valle d’Aosta: "È evidente che serve un cambio di passo immediato. Non basta più indignarsi dopo. Serve prevenzione, servono protocolli chiari e strumenti concreti per tutelare chi lavora in prima linea. Dal 1° maggio arriveranno le guardie armate negli ospedali del Canavese: è un segnale, ma non può essere l’unica risposta".

Oltre alla sicurezza, resta aperto anche il fronte organizzativo. L’aggressione di oggi solleva una domanda che il sistema sanitario continua a ignorare: chi coprirà i turni del collega aggredito? Su chi ricadrà, ancora una volta, il peso di un’organizzazione già al limite?

"Non possiamo continuare a chiedere a professionisti già stremati di coprire ulteriori carichi di lavoro – fa presente Malara – Si continua a spremere un sistema che non regge più, senza garantire né tutele né valorizzazione".

Per Nursing Up, la sicurezza degli operatori e la qualità dell’assistenza sono due facce della stessa medaglia: ignorarne una significa compromettere entrambe.

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