"Tony è morto". Inizia così l'incubo di mamma Sara che, lo scorso 6 Luglio 2014 alle 8.27, riceve la telefonata più brutta della sua vita: un colonnello le annuncia che il figlio Tony Drago, 25 anni, si "è lanciato dalla finestra". Si è suicidato ed è stato trovato, per terra, senza vita. Mamma Sara, però, non ci crede fin dal primo istante: Tony non aveva motivo di togliersi la vita. Per la Procura, invece, si è trattato di un suicidio dovuto ad una crisi sentimentale che stava attraversando con la fidanzata; dalle testimonianze dei commilitoni, tra l'altro, emergerebbe un forte stato di depressione di Tony. Caporale dell'Esercito, originario di Siracusa ma in servizio a Roma presso la caserma dei "Lancieri di Montebello", era nel pieno della sua giovinezza, umile, innamorato del suo lavoro (aveva studiato Scienze dell'Investigazione e all'Aquila aveva salvato due giovani ragazze, ndr).

Ecco le contraddizioni sulla morte di Tony

Quello che non convince la madre Sara sono alcuni segni che sarebbero stati riscontrati sul corpo del ragazzo: dei graffi sulla schiena, forse risalenti ad alcuni giorni prima, due ferite sulla testa non compatibili con la caduta e quel tatuaggio abraso (che si era fatto in memoria del terremoto de L'Aquila di aprile 2009, ndr). Nessun esame tossicologico, nessun rilievo della temperatura del corpo per ricostruire l'orario della morte; il corpo, poi, sarebbe stato "fuori asse rispetto alla finestra da cui sarebbe caduto il militare". Secondo la ricostruzione ufficiale, Tony si sarebbe buttato giù dalla finestra del bagno (in disuso) della caserma romana, tra le 5.30 e le 6.30 del mattino, salendo su una sedia, lanciandosi da un'altezza di circa 10-11 metri e cadendo in avanti, con il volto sull'asfalto e persino con le infradito ai piedi. Nessuno si sarebbe accorto di nulla. Nessuno avrebbe sentito strani rumori. Nessuna lettera d'addio né alla madre né alla fidanzata. Nessun segno di instabilità mentale. Anzi, Tony aveva persino progettato le sue vacanze estive. L'avvocato, tra l'altro, ha parlato, sulla base di una testimonianza resa alla difesa, di scherzi, insulti e aggressioni fisiche da parte di altri commilitoni ai danni del giovane siracusano. Insomma di presunti episodi di "nonnismo".

La famiglia: "Vogliamo la verità"

La famiglia ha organizzato una manifestazione, davanti al Tribunale di Roma, il prossimo 13 Aprile affinché il caso non venga archiviato"E' una giornata fondamentale per far ricominciare le indagini e dare verità e giustizia al nostro Tony" scrivono i familiari.