Il 26 agosto del 2016 Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile, emanò la prima ordinanza di supporto alle popolazioni colpite dal terremoto di due giorni prima. Migliaia di cittadini si erano ritrovati nel giro di pochi secondi senza più nulla; da Amatrice ad Arquata del Tronto, da Accumuli ai borghi di montagna delle province di Ascoli Piceno e Rieti i soccorritori scavavano ancora tra le macerie alla ricerca di superstiti. Il sisma, di magnitudo 6.0, aveva provocato la morte di 299 persone, ma altre 4mila almeno avevano perso le loro case. Numeri che si sarebbero quintuplicati dopo i terremoti del 26 e 30 ottobre, quest'ultimo il più violento degli ultimi 37 anni in Italia.

Che fare di loro? Dove trasferire quegli sfollati? Come conciliare la necessità di metterli al sicuro con quella, non meno importante, di garantire a chi lo voleva di rimanere in prossimità delle loro città di origine?

Cosa prevede lo Stato d'Emergenza

L’ordinanza 388 della Protezione Civile tentò di fornire una prima risposta a queste domande. Il Governo istituì lo Stato d’emergenza (leggi in Gazzetta Ufficiale), misura adottata in caso di pericolo imminente per la nazione ma alla quale si ricorre anche nei casi improvvisi nei quali la popolazione debba fronteggiare eventi calamitosi, come accaduto negli anni scorsi anche con i terremoti de L’Aquila e dell’Emilia. La durata dello stato di emergenza è di 180 giorni, prorogabili di altri 180. In questo quadro la Protezione Civile varò la prima ordinanza nella quale, tra le altre cose, si definirono le caratteristiche del Contributo di Autonoma Sistemazione.

Cosa è il Contributo di Autonoma sistemazione: un aiuto vitale per migliaia di terremotati

Arquata del Tronto
in foto: Arquata del Tronto

Al contributo di autonoma sistemazione hanno avuto accesso i cittadini la cui abitazione abituale (escluse, quindi, le seconde case) era stata dichiarata inagibile e quindi sgomberata dai funzionari della Protezione Civile. Lo scopo del CAS era quello di garantire ai soggetti che ne avevano necessità un sostegno per “auto-organizzarsi” qualora avessero rifiutato la proposta del Governo di trasferirsi negli hotel della costa. In molti hanno optato per questa opzione, soprattutto coloro che non volevano allontanarsi troppo dai propri luoghi di lavoro. Andare a vivere negli alberghi di San Benedetto del Tronto o Grottammare avrebbe comportato ogni giorno dover viaggiare per centinaia di chilometri per raggiungere campi, allevamenti, fabbriche o uffici.

Non solo: il Contributo di Autonoma sistemazione avrebbe potuto garantire mensilmente un supporto economico generoso di 200 euro mensili per ogni componente del nucleo familiare fino a un massimo di 600 euro. “Qualora nel nucleo familiare siano presenti persone di età superiore a 65 anni o disabili con una percentuale di invalidità non inferiore al 67%,  – recita l’articolo 3 dell’ordinanza 388 – è concesso un contributo aggiuntivo di 200 euro mensili anche oltre il massimo di 600 euro mensili previsti per il nucleo familiare”. Dopo il terremoto del 30 ottobre l’ammontare del CAS è stato incrementato sensibilmente.

Dal 26 agosto stop al contributo di autonoma sistemazione (se il Governo non interviene)

Fin qui tutto bene, o quasi. Nonostante i ritardi nell’erogazione, migliaia di nuclei familiari, rinunciando alla sistemazione in hotel, hanno avuto accesso al CAS. Il diavolo, però, come si suol dire ama nascondersi nei dettagli e a scoprirlo sono stati gli avvocati dell’associazione AlterEgo Fabbrica di Diritti, che da mesi studiano le ordinanze collaborando con i volontari delle Brigate di Solidarietà Attiva nell’assistenza giuridica ai terremotati: “Il secondo comma dell’articolo relativo al Contributo di Autonoma sistemazione – spiega l’avvocato Riccardo Bucci – spiega che i benefici economici sono concessi non oltre la data di scadenza dello Stato di Emergenza. Tale scadenza, al termine della proroga, è fissata per il 19 agosto 2017”. Nonostante la ricostruzione non sia neanche partita e la consegna dei moduli abitativi provvisori sia in enorme ritardo, dunque, il rischio concreto è che migliaia di persone a partire da settembre prossimo non abbiano né un tetto sulle testa né un contributo economico per sostenere il pagamento di un affitto: “Il problema – continua l’avvocato di AlterEgo – è che il CAS non viene specificatamente disciplinato dal decreto terremoto. L’unica norma che fissa la disciplina è prevista dall’ordinanza 388 della Protezione Civile, che per l’appunto fissa la scadenza del contributo alla fine dello stato di emergenza, il 19 agosto”. “Ciò che pertanto stiamo chiedendo a gran voce – continua Bucci – è che il Governo intervenga con un decreto d’urgenza che, oltre eventualmente a modificare l’attuale normativa che, come anche denunciato da parte delle Istituzioni, è risultata inadeguata nella soluzione degli attuali problemi, possa regolamentare tutti gli strumenti assistenziali che siano collegati direttamente o indirettamente al periodo dello Stato di Emergenza, in primis il CAS. Attualmente, senza interventi, il rischio è che i Comuni possano il 20 Agosto “chiudere i rubinetti” e non liquidare più un contributo ancora fondamentale.  Ciò che serve è dare certezza a una popolazione che continua a vivere alla giornata senza alcuna prospettiva o idea su quello che sarà di essa, neanche da qui a due mesi”.

Dopo i ritardi nella rimozione delle macerie e quelli ancor più gravi riguardanti la consegna dei moduli abitativi provvisori, dunque, un altro problema rischia di complicare la vita di migliaia di terremotati. Molti di questi, in un territorio votato all'agricoltura e all'allevamento, hanno visto le proprie economie fortemente compromesse dopo i sismi del 2016 e quello del gennaio 2017. Se verrà meno anche il Contributo di Autonoma Sistemazione per molti sarà il colpo di grazia.