ArcelorMittal lascia la ex Ilva. Tramite un comunicato il gigante dell'acciaio indo europeo ha annunciato il ritiro dalla ex Ilva di Taranto. La società annuncia di aver inviato ai Commissari straordinari di Ilva "una comunicazione di recesso dal contratto o risoluzione dello stesso". Riguardo le motivazioni alla base della decisione, nella nota si parla dell'eliminazione della "protezione legale" dal 3 novembre "necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando la comunicazione di recesso". "In aggiunta – prosegue la nota – i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 pena lo spegnimento dell'altoforno numero 2″ che "renderebbe impossibile attuare il suo piano industriale, e, in generale, eseguire il contratto".

Fil Cilm: "Incompetenza e pavidità della politica fanno esplodere bomba sociale" – “Apprendiamo la notizia della volontà di ArcelorMittal di comunicare ai commissari la volontà di recedere il contratto. Significa che partono da oggi i 25 giorni per cui lavoratori e impianti ex Ilva torneranno all'Amministrazione Straordinaria. Tra le motivazioni principali, il pasticcio del Salva-imprese sullo scudo penale. Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare bomba ambientale e unire bomba sociale”, il commento arrivato da parte del segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli.

Salvini: "Conte riferisca in Parlamento" – Sull’argomento è intervenuto subito anche Matteo Salvini: “Se il governo tasse, sbarchi e manette farà scappare anche i proprietari di Ilva, mettendo a rischio il lavoro di decine di migliaia di operai e il futuro industriale del Paese, sarà un disastro, e le dimissioni sarebbero l’unica risposta possibile. La Lega chiede che Conte venga urgentemente a riferire in Parlamento”, ha annunciato il leader della Lega.

Ex Ilva, a rischio più di 10mila posti di lavoro

ArcelorMittal si era impegnata a realizzare investimenti ambientali per 1,1 miliardi, produttivi per 1,2 miliardi e a pagare la ex Ilva, terminato il periodo di affitto (18 mesi a partire dal primo novembre 2018), 1,8 miliardi di euro (detratti i canoni già versati). La ex Ilva occupa 10700 operai di cui 8200 a Taranto. A Taranto attualmente sono in cassa integrazione ordinaria per 13 settimane 1276 lavoratori. In attesa di completare gli interventi di risanamento ambientale prescritti dall'Aia, ArcelorMittal è stata autorizzata a produrre 6 milioni di tonnellate di acciaio, ma la stima per quest'anno è di 4,5 milioni. L'azienda perde 2 milioni di euro al giorno. Nei giorni scorsi il ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli aveva annunciato un nuovo incontro tra i dirigenti di ArcelorMittal e i sindacati.

Il nodo dell’immunità penale

Quali sono le motivazioni alla base della decisione di ArcelorMittal di lasciare l’Ilva di Taranto? Il recesso è giustificato, secondo la multinazionale, soprattutto dall’eliminazione della “protezione legale” dal 3 novembre “necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale”. In aggiunta Arcelor Mittal contesta anche l’operato dei giudici di Taranto: i provvedimenti emessi dal Tribunale obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 pena lo spegnimento dell’altoforno numero 2, “il che renderebbe impossibile attuare il suo piano industriale, e, in generale, eseguire il contratto”. Già nei mesi scorsi Geert Van Poelvoorde, ceo di ArcelorMittal Europa, aveva spiegato che senza immunità penale l'ex stabilimento Ilva rischiava di chiudere. L’immunità penale è una garanzia che era stata data sulla non perseguibilità delle eventuali violazioni realizzate prima del termine del risanamento ambientale. ArcelorMittal “deve chiarire quali siano le sue intenzioni rispetto all'accordo del 6 settembre 2018, indipendentemente dalla questione dell'immunità. E chiediamo al governo la convocazione urgente del tavolo”, ha detto all'Agi Francesca Re David, segretaria generale Fiom.

Ex Ilva, nel pomeriggio vertice del Governo

Alle 15:30 i ministri Stefano Patuanelli (Sviluppo economico), Giuseppe Luciano Provenzano (Sud) e Sergio Costa (Ambiente) si sono riuniti in un vertice al Mise sul futuro del gruppo Ilva dopo la comunicazione di ArcelorMittal. Conte ha poi convocato il ministro Patuanelli anche a palazzo Chigi.

L'ad Morselli: "Non è possibile gestire lo stabilimento senza protezioni legali"

"Siete tutti al corrente della questione relativa alle protezioni legali necessarie nell’esecuzione del piano ambientale. Tali protezioni legali sono state definitivamente rimosse ieri con la mancata conversione in legge del relativo decreto. Non è possibile gestire lo Stabilimento senza queste protezioni, e non è possibile esporre dipendenti e collaboratori a potenziali azioni penali, pertanto AM InvestCo e le Società Controllate hanno inviato una comunicazione richiedendo ai Commissari di Ilva S.p.A. in A.S. di riassumersi entro 30 giorni la responsabilità della gestione delle attività del Gruppo Ilva attualmente cedute in affitto": con queste parole l'amministratrice delegata di Arcelor Mittal Italia, Lucia Morselli, commenta la decisione della società in una mail inviata ai dipendenti.

E ancora: "Nel frattempo, sarà necessario attuare un piano di ordinata sospensione di tutte le attività produttive a cominciare dall’area a caldo dello stabilimento di Taranto, che è la più esposta ai rischi derivanti dall’assenza di protezioni legali. Anche le attività di tutti gli altri reparti e aree operative saranno progressivamente sospese, tenendo presente che l’obiettivo di queste azioni è di mantenere tutti gli impianti in efficienza e pronti per un loro riavvio produttivo". Poi ha concluso:"È fondamentale che questo piano sia eseguito in modo sicuro e strutturato così che gli impianti non siano danneggiati e possano tornare a essere operativi in tempi rapidi sotto la responsabilità dei Commissari di Ilva S.p.A. in A.S".