video suggerito
video suggerito
Strage di Corinaldo, ultime notizie

Strage di Corinaldo, pene aumentate in appello per la banda dello spray al peperoncino

Pena aumentata in appello per i sei componenti della banda dello spray al peperoncino che nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 hanno causato la morte di 5 minori e di una mamma all’interno della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo durante un concerto di Sfera Ebbasta.
A cura di Gabriella Mazzeo
126 CONDIVISIONI
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Sono state aumentate lievemente nella sentenza d'Appello le condanne per i componenti della "banda dello spray" al peperoncino a processo per aver provocato la morte di sei persone, cinque minorenni e una donna, morti nella strage di Corinaldo. La Corte d'Assise d'Appello ha riconosciuto l'accusa associativa oltre ai reati di omicidio preterintenzionale, lesioni, furto e rapina: rispetto alla sentenza di primo grado sono stati comminati aumenti di pena variabili da uno a quattro mesi: inflitte condanne tra i 10 anni e 9 mesi e i 12 anni e 6 mesi. Secondo i giudici, gli imputati, sei ragazzi della Bassa Modenese avrebbero spruzzato spray al peperoncino per commettere furti e rapine durante il concerto del trapper Sfera Ebbasta la notte tra il 7 e l'8 dicembre 2018 provocando una ressa nella quale sono morti 5 minorenni e una mamma di 39 anni.

L'avvocato Carlo De Stavola, difensore del principale indiziato per la strage nella discoteca lanterna Azzurra di Corinaldo, ha puntato il dito contro il locale, sostenendo che a causare la tragedia sia stato il macchinario dei fumi di scena, sparito la mattina dopo la tragedia. La stessa arringa è stata tenuta davanti al tribunale di Ancona durante la penultima udienza prima della sentenza finale.  Secondo l'avvocato di Ugo Di Puorto, figlio del boss del clan dei Casalesi in provincia di Modena, Sigismondo Di Puorto, in fase di indagine non ci sono stati approfondimenti sul macchinario, scomparso e ritrovato a San Marino un mese dopo. Secondo il legale, l'accertamento fatto sulla bomboletta di spray sulla quale è stato trovato il dna di Di Puorto è stato inoltre fatto senza il coinvolgimento della difesa nonostante il giovane risultasse già nella lista degli indagati.

Immagine

La banda dello spray al peperoncino e la strage in discoteca

Secondo l'accusa, Ugo Di Puorto era la mente del gruppo di sei giovani che nella serata tra il 7 e l'8 dicembre 2018 avrebbe dovuto rapinare i presenti al concerto di Sfera Ebbasta durante la serata presso La Lanterna Azzurra di Corinaldo. Lui, figlio di un boss, aveva nel modenese diversi interessi criminali. Con giovanissimi però aveva preso a compiere anche piccole rapine all'interno dei locali, tutte con l'ausilio dello spray al peperoncino. Insieme ai giovani coinvolti nella strage, Di Puorto aveva portato alcuni gioielli sottratti nella discoteca a un Compro Oro di Castelfranco.

In seguito il proprietario dell'attività ha raccontato di esser stato "costretto a prendere quel materiale", portato fino a Castelfranco nel tentativo di disfarsi della refurtiva e riuscire comunque ad ottenere denaro. "Ho preso quelle cose perché mi minacciavano – ha dichiarato Andrea Balugani, titolare del negozio condannato per ricettazione -. Sono finito in una situazione più grande di me ma ho avuto paura. Venivano sempre in quattro o in cinque, sempre sotto effetto di stupefacenti".

Di Puorto, secondo le forze dell'ordine, era già stato protagonista di provvedimenti per rapina e rissa. Il giovane è stato inoltre accusato di detenzione di armi e stupefacenti. Gli agenti sono risaliti a lui proprio grazie al fascicolo sulla strage di Corinaldo, indiziando per gli stessi capi d'accusa anche altri coinvolti nell'inchiesta. Di Puorto e gli altri riuscivano a guadagnare tramite le diverse attività illecite anche 15000 euro al mese

126 CONDIVISIONI
138 contenuti su questa storia
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views