Un nuovo testimone sulle bombe del 1992. Si tratta della compagna dell’ex poliziotto Giovanni Peluso, attualmente indagato per la strage Falcone dopo essere stato chiamato in causa dal pentito Pietro Riggio. A riportare il racconto che la donna ha fatto ai pubblici ministeri di Caltanissetta è il quotidiano Repubblica. A suo dire, il compagno diceva di lavorare per i servizi segreti, nei giorni dell’attentato di Capaci andò via da Roma per un viaggio in Sicilia. “Nel 1997, passando dall’autostrada, mi fece vedere il punto esatto dell’esplosione – così la testimone – mi spiegò che si era trovato lì perché aveva fatto dei rilievi per conto del Sisde, dopo la strage”. “Quel fine settimana me lo ricordo, sparì il venerdì e tornò il lunedì pomeriggio a casa”, ha messo a verbale. La testimone è stata ascoltata dal procuratore aggiunto Gabriele Paci, dai sostituti Pasquale Pacifico e Matteo Campagnaro.

È stato Riggio, ex agente della polizia penitenziaria ed ex mafioso che collabora dal 2009, a chiamare in causa Peluso: “Fino ad oggi avevo avuto paura di mettere a verbale certi argomenti, temevo ritorsioni per me e per la mia famiglia. Ma, adesso, credo che sia venuto il momento di parlare”. La testimone ha raccontato una confidenza che gli avrebbe fatto il compagno: “Mi fece capire di aver partecipato alla fase esecutiva delle strage Falcone, si sarebbe occupato del riempimento del canale di scolo dell’autostrada con l’esplosivo”. Ha parlato pure di un incontro sulla Palermo-Catania, allo svincolo di Resuttano: “Mi fece accostare, sul sedile posteriore entrò un amico di Giovanni, che aveva lavorato nella polizia. Aveva un cicatrice sulla guancia, l’ho riconosciuto di recente in foto, anche se è di molto invecchiato rispetto ad allora". Sarebbe Giovanni Aiello, un altro ex poliziotto accusato di essere “faccia da mostro”, il killer col tesserino dei servizi in tasca al servizio di Cosa nostra negli anni delle stragi. “Il mio ex lo chiamava Filippo, mi diceva che era soggetto legato ad ambienti mafiosi, in un’occasione mi disse che era protetto dalla famiglia mafiosa di Provenzano, mentre le altre famiglie lo volevano ammazzare, ma non mi ha mai spiegato il motivo”.

“Le indagini sulle stragi del 1992 vanno avanti”, le parole del procuratore generale di Caltanissetta Lia Sava dopo la sentenza della Corte d’assise che ha condannato all’ergastolo Matteo Messina Denaro per le stragi Falcone e Borsellino. “Le indagini sulle bombe del 1992, per far luce su altri buchi neri, non si fermano – ha ribadito – e proseguono sotto l’importante coordinamento della direzione nazionale antimafia”.