“Non fate come mia figlia, che lo voleva difendere”: il padre di Lorena Isceri dopo il femminicidio

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Franco Isceri e la figlia Lorena
Franco Isceri, padre di Lorena, parla dopo il femminicidio della figlia, uccisa dall’ex compagno Federico Vella. A “Dentro la notizia” racconta il dolore della famiglia e torna a chiedere alla politica una risposta contro la violenza sulle donne. Intanto l’ipotesi che l’assassinio sia stato premeditato prende sempre più corpo.

"Non so più cosa dire, non ho più parole". Franco Isceri parla con la voce spezzata dal dolore, pochi giorni dopo la morte della figlia Lorena, 45 anni, rapita e uccisa dall'ex compagno Federico Vella, che l'ha gettata da un viadotto dell'autostrada A1 a Barberino del Mugello prima di togliersi la vita. Intervenuto a Dentro la notizia, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi su Canale 5, il padre della vittima ha rivolto innanzitutto un pensiero alla sua famiglia, prima di tornare a chiedere alla politica di intervenire contro la violenza sulle donne.

"Un grande abbraccio a mia moglie, a mio figlio, a mia cognata, che stanno patendo le pene come le sto patendo io", ha detto Franco Isceri.

Vorrei chiudere subito questo collegamento, non lo faccio proprio perché conosco il vostro lavoro, che è un grande lavoro. Grazie per continuare a dare queste notizie, mi auguro che mia figlia sia l'ultima vittima".

È soprattutto questo il senso delle parole pronunciate dal padre di Lorena: trasformare il dolore per la perdita della figlia in una richiesta rivolta alle istituzioni, perché una tragedia simile non si ripeta. Un appello che Isceri aveva già lanciato nei giorni scorsi, chiedendo un impegno comune della politica e maggiori strumenti per prevenire la violenza. Il messaggio è stato raccolto anche dal sindaco di Bologna Matteo Lepore, che ha annunciato un'iniziativa con la sindaca di Firenze Sara Funaro e il coinvolgimento dei sindaci metropolitani.

"Non fate come mia figlia, che lo voleva difendere"

Nel corso dell'intervista Franco Isceri è tornato anche sul rapporto tra Lorena e il suo ex compagno. Un tema che per il padre è legato a uno dei rimpianti più dolorosi: la figlia, ha raccontato, non aveva voluto denunciare Vella nonostante i timori della famiglia.

"Non l'ho mai conosciuto. Però ormai ho 78 anni, ho i capelli bianchi e di esperienza nella vita ne ho. Un pochettino di paura l’avevo, altrimenti non sarei stato sempre a dirle ‘denunciamolo'", ha spiegato parlando dell'uomo accusato di aver ucciso Lorena.

Poi il riferimento alla scelta della figlia di non denunciare: "Lei era una ragazza buona, non lo voleva rovinare. Non ci ha dato tempo quel mascalzone che non è altro".

E proprio alle altre donne Franco ha voluto rivolgere un altro messaggio:

Mi raccomando, non fate come mia figlia, che lo voleva difendere e mi diceva che non lo voleva distruggere. Io rispettavo la decisione di mia figlia. Quanto vorrei vedere una legge con l’unanimità della politica per difendere le donne".

Sono parole che si inseriscono nell'appello già rivolto nei giorni scorsi a Sergio Mattarella, Giorgia Meloni e alle forze politiche. "Penso che il mio messaggio l'abbiano capito, penso che si interessino al massimo, perché di queste tragedie il popolo italiano ormai ne ha le tasche piene. Non si può più andare avanti. Stanno morendo tante donne che non lo meritano. Ormai è tardi, fate presto", aveva detto il padre di Lorena.

Nel suo messaggio aveva chiesto in particolare di lavorare sulla prevenzione, nelle scuole e nei centri antiviolenza, invitando la politica a trovare una posizione comune. La presidente del Consiglio aveva risposto assicurando che il governo continuerà a lavorare per cercare soluzioni e intervenire prima che sia troppo tardi.

"Figlia mia, ti abbraccio": il ricordo di Lorena

A Dentro la notizia, però, Franco Isceri ha parlato anche della figlia lontano dalle cronache e dalle ricostruzioni dell'inchiesta.

Figlia mia, ti abbraccio. Non hai incontrato una persona perbene, hai incontrato un mascalzone. Non lo meritavi. Figlia mia, facciamoci forza. Dobbiamo affrontare purtroppo un periodo duro".

Poi il ricordo di uno dei momenti più importanti della vita di Lorena: il giorno della laurea. Un episodio che il padre racconta con orgoglio, quasi aggrappandosi a quella memoria per parlare della figlia prima che della vittima.

"Ne ho tanti di ricordi, per esempio non posso dimenticare il giorno della laurea. La chiamano, le fanno le domande, comincia a parlare e alla fine il professore dice ‘Isceri, alt! Piccolo il corpo, grande il cervello. 110 e lode'".

Intanto l'inchiesta sulla morte della 45enne prosegue. La Procura di Firenze procede per sequestro di persona finalizzato a commettere un omicidio e per femminicidio aggravato dalla premeditazione. Gli investigatori stanno approfondendo anche alcuni elementi che potrebbero sostenere l'ipotesi che Vella avesse preparato l'agguato: secondo quanto ricostruito, sarebbe stato visto nei pressi dell'abitazione di Lorena alcuni giorni prima del delitto. La circostanza è ora al vaglio degli inquirenti.

Oggi, 7 settembre, sono inoltre iniziati gli accertamenti medico-legali sui due corpi. L'autopsia su Lorena dovrà chiarire se fosse ancora viva al momento della caduta dal viadotto e se le lesioni riscontrate siano compatibili soltanto con l'impatto o anche con una precedente aggressione. Sul corpo di Vella verranno invece eseguiti anche esami tossicologici. La relazione dei medici legali sarà depositata entro 90 giorni.

Nel frattempo il dolore per Lorena continua a riunire le persone. Domenica sera circa duemila cittadini hanno partecipato alla fiaccolata organizzata a Firenze, mentre oggi è prevista un'altra manifestazione a Casalabate, nel Salento, dove vive la famiglia della 45enne. I funerali dovrebbero essere celebrati mercoledì 9 o giovedì 10 settembre nella chiesa di Maria Regina a Squinzano, dopo la restituzione della salma ai familiari.

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