Sorelle ritrovate a Formia, la ricostruzione e la dinamica del sequestro: “Non sarebbero uscite sole di notte”

Si terranno a breve, tra oggi e domani, gli interrogatori di garanzia per Valentina D'Acunto; suo padre Mario; e il compagno della donna, Vincenzo Esposito. Lo conferma a Fanpage.it l'avvocato Enrico Mastantuono che aggiunge di avere ricevuto la nomina da tutti e tre.
L'accusa ipotizzata dalla Procura di Sulmona è quella del sequestro aggravato in concorso di Sarah e Alisya, rispettivamente di 12 e 16 anni, figlie di Valentina. Le due sorelle si trovavano nella casa famiglia Hope di Civitella in Alfedena quando sono state portate via nella notte tra 6 e 7 giugno. Due settimane dopo, sono state ritrovate a Formia, in casa di una lontana parente 80enne, e per gli inquirenti sarebbe stata proprio la madre con la complicità del compagno e del nonno delle piccole, a portarle lì, dove hanno vissuto segregate fino alla sera del 21.
Le due sorelle sono state portate via durante un blitz dei Carabinieri, condotte in una struttura protetta e affidate al sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli. La madre invece si trova nel carcere di Teramo in ragione del concreto pericolo di fuga rafforzato dalle "numerose attività di depistaggio" poste in essere sino ad ora.
L'ultimo avvistamento ai campi sportivi con gli amici
Nell'ordinanza di convalida del fermo è descritta nel dettaglio la dinamica del sequestro delle due adolescenti. Attraverso il percorso tracciato dai cani delle unità cinofile e la visione delle telecamere di videosorveglianza nella piazza principale nel borgo abruzzese di Civitella Alfedena, gli inquirenti hanno realizzato la cronistoria del rapimento.
Inizialmente, la vicenda era inquadrata come un allontanamento volontario. Con il prosieguo delle indagini, invece, è stato ritenuto da chi indaga più probabile che le due ragazze siano salite a bordo di un'auto, e che quindi avessero ricevuto l'aiuto di qualcuno.
Il 6 giugno le due sorelle sono state riprese dalle telecamere nella piazza cittadina alle ore 22.30 circa in compagnia di un gruppo di ragazzi, mentre tornavano dai campi sportivi. I registri della comunità confermano il loro rientro nella struttura alle 23. Successivamente, le telecamere del paese non hanno più registrato alcun passaggio delle ragazze a piedi, rendendo plausibile l'ipotesi, confermata poi anche dalle tracce trovate dalle unità cinofile, che siano salite a bordo di un'auto.
Analizzando le registrazioni nell'arco temporale compreso tra le ore 2 e le 5 del mattino, le telecamere hanno individuato tre veicoli. Almeno una di questi è considerato quello usato per portarle a Formia, ma come ha confermato D'Angelo in conferenza stampa, nessuna è direttamente intestata a uno dei fermati. Inoltre, le targhe non sono visibili.
L'educatrice: "Potevano allontanarsi, ma non lo avevano mai fatto"
Tra le testimonianze che hanno aiutato gli inquirenti a concentrare i sospetti sugli adulti intorno a Sara e Alisya, c'è anche la testimonianza della coordinatrice della casa famiglia dove alloggiavano le due. La donna ha raccontato che "non si sarebbero mai mosse da sole perché spaventate dal buio e dagli animali. Soprattutto Alisya avrebbe avuto altre opportunità per allontanarsi volontariamente dalla struttura, ma non lo ha mai fatto".
La 16enne era infatti fidanzata con un neodiciottenne conosciuto proprio in casa famiglia, il quale durante la scomparsa si è recato in questura per chiedere notizie. Anche lui, come le altre persone vicine alle ragazze, è stato sottoposto a intercettazione, e proprio attraverso i tabulati gli inquirenti sono risaliti a due schede telefoniche create a Napoli e intestate a cittadini stranieri, fittiziamente secondo D'Angelo.
Un giorno prima della scomparsa delle sorelline e, circa 20 minuti dopo l’attivazione, entrambe hanno chiamato il numero di Valentina D'Acunto.
"Non uscivano dalla stanza e non potevano affacciarsi al balcone"
Durante la conferenza stampa successiva al ritrovamento, il procuratore di Sulmona, Luciano D'Angelo, ha spiegato che le sorelle vivevano segregate in casa dal giorno in cui erano arrivate, ma nell'ordinanza di convalida del fermo la quotidianità di Sarah e Alisya viene spiegata ancora più nel dettaglio: rimanevano "nascoste tutto il tempo in camera, all’infuori del pranzo o della cena, non potendo uscire di casa né affacciarsi dal balcone".
Come ha raccontato a Fanpage.it la zia che ha nascosto le ragazzine per due settimane, quando il nonno materno ha bussato alla sua porta, lei non ha fatto domande: "Non le avevo mai viste, ma non ho chiesto spiegazioni. Ho capito tutto il giorno dopo, dai telegiornali. Però non ho denunciato perché, se loro in quella comunità non ci vogliono tornare e vogliono stare con la madre, io che devo fare?".
In realtà, secondo gli inquirenti anche la stessa Valentina si sarebbe recata in casa della 80enne per "imporre" la presenza delle bambine, e anche per portare una grande quantità di cibo adatto alla più piccola, Sarah, che è celiaca. Durante tutta la durata della segregazione, invece, avrebbe comunicato con le figlie solo attraverso videochiamate. Proprio i cellulari e le schede segrete hanno contribuito a condurre gli investigatori sino a lei.
