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“Ho visto volare a terra gli altri viaggiatori”, il racconto dell’incidente ferroviario di Faenza

Hanno vissuto attimi di terrore i passeggeri dei due treni scontratisi nella serata di domenica 10 dicembre nel Ravennate. La collisione tra i due mezzi, un regionale e un Frecciarossa, è avvenuta nei pressi di Faenza. A bordo del secondo convoglio c’erano Claudia Liani e suo figlio. “Ho sentito un gran botto dalla parte posteriore del treno, mai avevo provato tanta paura”, ha raccontato la donna vicentina subito dopo lo schianto.
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A cura di Eleonora Panseri
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I passeggeri dei due treni scontratisi nella serata di domenica 10 dicembre nel Ravennate hanno vissuto attimi di terrore quando, all'altezza di Cosina, una frazione di Faenza, c'è stata una collisione a causa, pare, di un ostacolo sui binari tra i due mezzi: il Regionale R1742 che trasportava 70 persone fra Pesaro e Bologna e il Frecciarossa FR8898 diretto da Lecce a Venezia. Su quest'ultimo viaggiavano 400 persone e tra loro c'erano anche la vicentina Claudia Liani e suo figlio.

"Ero assorta nella lettura quando, all’improvviso, intorno alle 19.40 il Frecciarossa su cui viaggiavo ha iniziato a rallentare sino ad andare pianissimo; mi ha fatto strano e quando ho realizzato che in realtà stavamo indietreggiando ho sentito un gran botto provenire dalla parte posteriore del treno: sono volata contro il tavolino del mio posto", ha raccontato la donna in un'intervista al Corriere della Sera subito dopo il tamponamento.

Nello scontro tra i due treni sono rimaste ferite 17 persone, fortunatamente in modo lieve, soccorsi dai vigili del fuoco di Ravenna e Forlì che sono immediatamente intervenuti sul posto. Mentre la circolazione, ora tornata regolare sull'Alta velocità, è stata comprensibilmente compromessa con ritardi, disagi e treni cancellati.

"Mai avevo provato tanta paura, non solo per l’immediato dolore alle costole ma anche perché fra le urla generali ho visto volare a terra altri passeggeri e tante valigie. Viaggiavo con mio figlio Nicola ma lui non aveva aperto il tavolinetto e ha preso un solo un colpo alla coscia", ha aggiunto ancora Liani.

"Dopo lo choc iniziale ci siamo aiutati l’un l’altro e abbiamo chiamato i soccorsi perché temevamo che nel tamponamento subito altri potessero essersi fatti molto più male. Stento ancora a crederci, tornavamo da un magnifico ponte a Bari e tutto, invece, si è trasformato in un incubo: dopo quasi tre ore siamo ancora bloccati dentro il treno, in aperta campagna, non so quando arriveremo a casa a Vicenza".

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