Scomparsa Riccardo Branchini, nuova ricerca alla diga del Furlo: metal detector per trovare gli occhiali

Nuova ricerca per trovare Riccardo Branchini, scomparso nell'ottobre del 2024 all'età di 19 anni. Da quel momento la madre, Federica Pambianchi, non ha mai smesso di tenere i riflettori accesi sul figlio e, oltre a seguire segnalazioni di avvistamenti in tutta Italia, organizza ricerche nei luoghi degli ultimi avvistamenti.
Tra questi, il più significativo è la diga del Furlo, una costruzione imponente dalla quale è nato un lago artificiale nel cuore dell'omonima Riserva Naturale. Si trova qui l'ultimo segno tangibile di Riccardo: nella notte della sparizione, tra il 12 e 13 ottobre 2024, ha lasciato la sua auto all'ingresso centrale idroelettrica del Furlo, con all'interno vestiti, portafoglio e cellulare.

È qui quindi che si svolgono periodicamente le ricerche del giovane marchigiano di Acqualagna. Domenica i volontari, insieme alla madre, sono arrivati nel bosco che circonda il bacino artificiale portando anche un metal detector. "Pensano che gli occhiali da vista potessero essere tra ciò che ancora manca", spiega la madre di Federica Pambianchi a Fanpage.it.
La denuncia della mamma: "Non si svuota la diga per la fauna ma è piena di rifiuti"
"Altri hanno portato strumenti, energie e tanta disponibilità – dice la madre di Riccardo – Una signora, dopo aver lavorato tutta la notte, ha rinunciato al riposo pur di essere presente e aiutarmi. Un signore ha partecipato alle ricerche insieme al suo cane, mettendosi a disposizione con grande sensibilità. Con me c'erano anche le mie sorelle, mio cognato e tante altre persone che hanno scelto di camminare al mio fianco nella ricerca di mio figlio Riccardo. A tutti voi va il mio più sincero e profondo grazie".

Proprio durante una delle ultime ricerche al Furlo sono stati trovati un paio di boxer che potrebbero appartenere al giovane, e la madre ha chiesto che venga eseguito l'esame del dna. "Continuo ad attendere una risposta alla lettera che ho scritto al Presidente del Consiglio. Ci spero molto, perché vivere nel dubbio è qualcosa che logora ogni giorno e il ritrovamento dei boxer ha reso ancora più difficile trovare serenità e dare un senso a tutto ciò che è accaduto".
La vera risposta, e anche la più terribile, potrebbe arrivare solo con il completo svuotamento della diga ma, nonostante l'ok da parte della Regione Marche, non è ancora stato effettuato. "Ho sentito più volte richiamare l'attenzione sulla tutela dei pesci e della fauna ittica come motivo di opposizione allo svuotamento della diga – contesta Pambianchi – Rispetto ogni opinione e ogni sensibilità ambientale, ma osservando ciò che abbiamo trovato lungo il fiume e nel bosco non posso fare a meno di chiedermi come pesci e fauna possano vivere e prosperare in mezzo a una tale quantità di rifiuti e materiali abbandonati. È soltanto una riflessione nata da quello che ho visto con i miei occhi durante queste ricerche e dal desiderio di comprendere".

La madre di Riccardo però non si arrende e fa sapere che sabato tornerà ancora lì dove il figlio ha lasciato gli ultimi segni tangibili della sua presenza: "Torneremo a cercare con le stesse persone che ieri mi hanno accompagnato e sostenuto in questa ricerca. A loro si sono aggiunte altre persone che hanno deciso di offrire il proprio aiuto e la propria presenza, e per questo le ringrazio enormemente. Sapere di non essere sola in questo cammino mi dà la forza di continuare".
L'ultima segnalazione a Milano: "Gli assomigliava tantissimo"
Oltre alle ricerche nella zona della diga si affiancano anche quelle nelle stazioni e nelle città dalle quali arrivano segnalazioni. In questi anni da diverse parti d'Italia sono stati fatti avvistamenti, ma tutti sino ad ora si sono dimostrati inconcludenti, compreso quello di una settimana fa a Milano.
"Gli assomigliava tantissimo, ma non era lui – dice la mamma – Era alla stazione di Milano e ha preso il treno con una ragazza. Nonostante la somiglianza ho capito che non si trattava di lui". Successivamente è emerso che anche l'altezza non coincideva. Si tratta dell'ennesimo falso allarme dopo quelli di Torino e dalla Germania.
Pambianchi continua comunque a seguire sia la pista che conduce nelle acque del Furlo sia quella dell'allontanamento volontario.
Ha collaborato all'articolo Gabriella Mazzeo