Scomparsa Riccardo Branchini, la mamma chiede aiuto anche a Mattarella: “Vivo sospesa tra speranza e disperazione”

Ha deciso di rivolgersi anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere il suo aiuto Federica Pambianchi, la mamma di Riccardo Branchini, il ragazzo scomparso nel 2024 da Acqualagna, nelle Marche. Ha scritto a Mattarella dopo che, qualche tempo fa, si era già rivolta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Da tempo Pambianchi combatte per avere risposte sulla scomparsa di suo figlio Riccardo e in particolare, ormai da mesi, chiede un intervento per svuotare la diga del Furlo, che potrebbe nascondere il corpo del ragazzo.
Oggi ha deciso di scrivere a Mattarella “con il massimo rispetto, ma soprattutto con il cuore di una madre che da quasi ventuno mesi vive un dolore che nessuna parola riuscirà mai a descrivere”. Nella sua lettera la donna ricorda la scomparsa del figlio e cosa è successo da quel giorno in poi. Parla dell’indagine per istigazione al suicidio, delle ricerche e gli accertamenti effettuati e di quel procedimento che però ora è prossimo alla conclusione, anche se lei non sa ancora nulla del figlio. “Non so se sia vivo, non so se sia morto, non so dove cercarlo, non so dove portargli un fiore”, si legge nella missiva a Mattarella.
Dice che da Giorgia Meloni non ha ancora ricevuto riscontro e per questo si rivolge a lui “nella speranza che la Sua autorevole attenzione possa contribuire a far sì che venga valutata con la massima urgenza ogni possibile iniziativa utile a completare le ricerche di mio figlio”. E a lui, in particolare, torna a chiedere che venga effettuato lo svuotamento della Diga del Furlo affinché l'invaso possa essere controllato in modo completo e non resti alcun dubbio sulla presenza di Riccardo Branchini.
Riportiamo di seguito il testo completo della lettera della madre di Riccardo Branchini per Sergio Mattarella:
Signor Presidente,
mi chiamo Federica Pambianchi e Le scrivo con il massimo rispetto, ma soprattutto con il cuore di una madre che da quasi ventuno mesi vive un dolore che nessuna parola riuscirà mai a descrivere.
Il 13 ottobre 2024 è scomparso mio figlio, Riccardo Branchini.
Da quel giorno la mia vita si è fermata.
L'automobile di Riccardo è stata ritrovata presso la Diga del Furlo con tutti i suoi effetti personali all'interno: portafoglio, documenti, denaro, chiavi, scarpe, zaino e vestiti. C'era tutto. Tutto, tranne lui.
Per dieci giorni sono state effettuate ricerche senza sosta. La Procura della Repubblica ha aperto un'indagine per istigazione al suicidio, svolgendo tutti gli accertamenti ritenuti necessari. Oggi quel procedimento è prossimo alla conclusione, ma io continuo a non sapere dove sia mio figlio.
Non so se sia vivo.
Non so se sia morto.
Non so dove cercarlo.
Non so dove portargli un fiore.
Una madre dovrebbe sapere dov'è suo figlio. Dovrebbe poterlo abbracciare oppure, se il destino è stato crudele, avere almeno un luogo dove piangerlo.
Io non ho nulla di tutto questo.
Da quasi ventuno mesi vivo sospesa tra la speranza e la disperazione.
Ogni giorno torno nei luoghi della sua scomparsa. Lo cerco con i volontari, con la mia famiglia e, molto spesso, completamente sola. Cammino lungo il fiume, tra rovi, pietre e vegetazione, affrontando sentieri difficili e zone impervie. Ci sono però luoghi che non posso raggiungere senza un intervento organizzato.
Eppure continuo a cercarlo.
Perché una madre non può smettere di cercare suo figlio.
Signor Presidente, è proprio per questo che mi rivolgo a Lei.
Nelle scorse settimane ho scritto anche al Presidente del Consiglio, On. Giorgia Meloni, confidando nella sensibilità delle istituzioni e nella speranza che il mio appello potesse essere ascoltato. A oggi, tuttavia, non ho ancora ricevuto un riscontro.
Per questo, con il massimo rispetto per il Suo ruolo e per quello di tutte le istituzioni coinvolte, ho trovato il coraggio di rivolgermi a Lei, nella speranza che la Sua autorevole attenzione possa contribuire a far sì che venga valutata con la massima urgenza ogni possibile iniziativa utile a completare le ricerche di mio figlio.
Da quasi ventuno mesi chiedo che venga effettuato lo svuotamento della Diga del Furlo affinché l'invaso possa essere controllato in modo completo e non resti alcun dubbio.
La Regione Marche aveva predisposto un progetto per consentire queste ricerche.
Successivamente, però, sono state presentate opposizioni motivate dalla tutela della fauna ittica e dal rischio di morìa dei pesci, proponendo una diversa modalità di abbassamento graduale del livello dell'acqua.
Comprendo il valore della tutela dell'ambiente e il rispetto che si deve alla natura.
Ma ciò che vedo ogni volta che mi reco sul posto rende questa situazione molto difficile da comprendere.
La valle della diga e il corso del fiume versano in uno stato di evidente degrado.
Sono presenti enormi accumuli di rami e tronchi trascinati dalle piene, intrecciati gli uni agli altri e mescolati a rifiuti di ogni genere.
Ho ricevuto fotografie che documentano la presenza di grandi tubazioni già da almeno due anni prima della scomparsa di mio figlio. Si tratta di materiali rimasti sul posto dopo l'alluvione che colpì Cantiano nel 2022 e che, ancora oggi, non sono stati rimossi. Situazioni analoghe sarebbero presenti anche in altre dighe del territorio.
Lungo il fiume si trovano inoltre tavoli, sedie, mobili, materassi, frigoriferi, tubi di plastica, vestiti e numerosi altri rifiuti.
Mi domando se parte di tutto questo materiale non si trovi anche sul fondo del fiume o all'interno dell'invaso.
Per questo faccio fatica a comprendere come il principale motivo di opposizione allo svuotamento possa essere la tutela della fauna ittica e il rischio di morìa dei pesci, quando quello stesso ambiente appare da anni interessato dalla presenza di detriti e rifiuti che avrebbero meritato interventi di rimozione.
Mi risulta inoltre che la diga non venga completamente svuotata e sottoposta a una pulizia approfondita dal 1981.
Sono trascorsi più di quarantacinque anni.
Nel frattempo il tempo continua a passare.
Ed è proprio il tempo ciò che più mi spaventa.
Con il trascorrere dei mesi aumenta il timore che, qualora Riccardo fosse nell'invaso, la decomposizione e i processi naturali possano rendere sempre più difficile, se non impossibile, ritrovare ciò che resta di lui.
Ogni giorno che passa potrebbe allontanare la possibilità di dare una risposta a una madre che attende da quasi ventuno mesi.
Per questo motivo ho presentato nuovamente alla Regione Marche una richiesta affinché lo svuotamento possa essere programmato nel mese di settembre, quando saranno superate le criticità legate alla siccità estiva.
Qualche settimana fa, durante una delle mie ricerche, ho trovato lungo il fiume un paio di boxer che potrebbero appartenere a Riccardo.
Li ho immediatamente consegnati alla Procura della Repubblica, che procederà con gli accertamenti del DNA.
Non so quale sarà l'esito di quelle analisi.
So soltanto che questo ritrovamento rafforza ancora di più la necessità di verificare quel luogo fino in fondo, senza lasciare nulla di intentato.
Signor Presidente, sono pienamente consapevole del Suo ruolo e so che non può sostituirsi alla magistratura o agli enti competenti.
Ma Lei rappresenta l'unità della nostra Repubblica ed è il garante dei valori fondamentali su cui essa si fonda.
Per questo Le chiedo, con tutta la forza che una madre può trovare nel proprio dolore, di rivolgere la Sua attenzione a questa vicenda, affinché tutte le istituzioni coinvolte possano valutare con la massima urgenza ogni soluzione utile a consentire lo svuotamento della diga e il completamento delle ricerche.
Non Le chiedo un privilegio.
Non Le chiedo un favore.
Le chiedo soltanto di aiutarmi a fare in modo che venga fatto tutto ciò che è umanamente e concretamente possibile prima che il tempo cancelli definitivamente ogni possibilità di restituire una risposta.
Io non desidero altro che conoscere la verità.
Poter riportare Riccardo a casa.
Oppure sapere, con certezza, che non è lì.
Ma non posso continuare a vivere per sempre nel dubbio.
Signor Presidente, Lei ha sempre dimostrato, nel corso del Suo mandato, una profonda vicinanza alle persone che soffrono e un'attenzione sincera verso chi vive situazioni di grande dolore.
È a quella sensibilità che oggi affido il mio appello.
La prego, Signor Presidente, mi aiuti.
Mi aiuti affinché questa ricerca venga portata fino in fondo.
Perché nessuna madre dovrebbe attendere quasi due anni senza sapere dove si trova suo figlio.
Con profondo rispetto,
Federica Pambianchi