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7 Agosto 2019
14:51

Puglia, scioperano i braccianti immigrati senza stipendio: denunciati i caporali

Una trentina di braccianti agricoli stranieri hanno scioperato questa mattina perché non percepivano lo stipendio da mesi nonostante avessero lavorato per 11 ore al giorno. Denunciati datore di lavoro e intermediario.
A cura di Davide Falcioni
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Una trentina di braccianti immigrati hanno dato vita ad una protesta scioperando per rivendicare le paghe non corrisposte dal datore di lavoro e facendo intervenire i carabinieri. E' accaduto nelle campagne di Lequile, in provincia di Lecce, dove il 3 agosto scorso la task force anti caporalato istituita presso dal comando provinciale dei carabinieri di Lecce e formata dai carabinieri del Nucleo tutela del lavoro di Napoli e dai funzionari dell'Ispettorato territoriale del lavoro, ha denunciato due persone durante un controllo. In quella occasione era stato accertato che gli operai lavoravano fino ad 11 ore al giorno nella raccolta di pomodori e venivano pagati a cottimo percependo un euro a cassetta. Le denunce hanno riguardato il datore di lavoro e un intermediario, che per lui svolgeva la funzione di procacciatore di manodopera. Dopo lo sciopero i lavoratori hanno chiesto aiuto ai militari spiegando di non avere percepito le spettanze del mese di luglio.

Stamattina morta in un incendio una bracciante nigeriana di 28 anni

Poche ore prima della protesta dei lavoratori in Puglia a Metaponto di Bernalda, nel Materano, si è consumata l'ennesima tragedia che ha visto protagonisti dei braccianti sfruttati. E' infatti divampato un incendio in un capannone usato come dimora da decine di migranti impegnati nella raccolta nei campi agricoli della zona. Nel rogo ha perso la vita una donna di 28 anni, che non è riuscita a mettersi in salvo finendo investita dalle fiamme. Si tratta di una ventottenne mamma di due figli. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la donna era arrivata in Italia nel 2015 quando presentò domanda per il permesso di soggiorno alla Questura di Padova che tuttavia la respinse. In seguito aveva fatto ricorso ed era in attesa del responso. Lo stabile in cui si è consumato il dramma è l’ex complesso industriale “La Felandina” e da tempo vi avevano trovato riparo in condizioni precarie decine di uomini e donne che lavorano come braccianti, il più delle volte sfruttati, nella campagne della zona. Le fiamme sono divampate questa mattina per cause ancora in corso di acertamento, ma l'ipotesi del rogo doloso è stata esclusa.

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