“Pronto, sono il dott. Capassi dell’Ispettorato di Finanza”: come funziona la truffa del contrassegno postale

Tutto inizia con una telefonata, apparentemente innocua, in cui un sedicente promotore editoriale propone al malcapitato di turno l’abbonamento a una rivista dedicata alle attività delle forze dell’ordine. Un’offerta presentata con toni rassicuranti, quasi istituzionali, come se si trattasse di un sostegno diretto a uomini e donne in divisa.
La proposta, però, non si esaurisce con la chiamata iniziale. Anche in assenza di qualsiasi adesione formale, nei giorni e nei mesi successivi entrano in gioco nuovi contatti. Alla vittima viene annunciata l’imminente consegna di un pacco contenente la pubblicazione e viene spiegato che, in caso di ripensamento, tutto potrà essere annullato grazie a una modulistica presente all’interno della spedizione.
È proprio questo passaggio a ripetersi nello schema della truffa e a far scattare i primi sospetti nella cittadina di Viareggio coinvolta nel caso. La donna decide quindi di rivolgersi al Gruppo della Guardia di Finanza per raccontare quanto sta accadendo.
La scelta si rivela decisiva. Mentre i militari stanno raccogliendo la sua testimonianza, il telefono squilla di nuovo. Dall’altro capo della linea un uomo si presenta come “dottor Capassi dell’Ispettorato di Finanza”, con accento milanese e tono perentorio. Il messaggio è chiaro: il pacco è ormai in consegna e l’unico modo per bloccare o chiudere la pratica sarebbe il pagamento immediato di un bollettino postale da 180 euro.
A quel punto per i finanzieri è evidente che si tratta di un raggiro. Su autorizzazione della Procura di Lucca viene attivata un’operazione d’urgenza per intercettare la spedizione prima della consegna. Il plico viene bloccato e sottoposto a sequestro.
All’interno non c’è alcun abbonamento realmente sottoscritto, ma una rivista dal contenuto generico che richiama attività della Protezione civile, usata come semplice pretesto per rendere credibile la richiesta di denaro.
Le successive verifiche hanno già consentito di identificare uno dei soggetti coinvolti, denunciato all’autorità giudiziaria. Le indagini proseguono per ricostruire l’intera rete del raggiro, basata su uno schema ricorrente: contatto telefonico, falsa spedizione e richiesta di pagamento per evitare conseguenze inesistenti.