6 Aprile 2011
18:41

Processo Ruby: cronistoria di un’inchiesta tra intercettazioni e polemiche

La storia del caso Ruby dalla sera della telefonata di Berlusconi in questura fino alla prima udienza del processo.
A cura di Alfonso Biondi
Karima El Mahroug

Mezzo mondo ha gli occhi puntati sull'Italia e sul suo Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il cosiddetto caso Ruby rappresenta una vicenda complessa da molti punti di vista: politico, etico, giudiziario, mediatico, gossipparo. Ma cos'è il caso Ruby e come si è arrivati fin qui? Cerchiamo di fare un po' d'ordine. Partiamo dalle certezze e cioè dalla sera del 27 maggio dell'anno scorso, una data fondamentale per quanto riguarda l'intera vicenda: gli agenti Cafaro e Russo fermano la giovane marocchina Karima el Mahroug (meglio nota come Ruby Rubacuori) in corso Buenos Aires a Milano.

Li ha chiamati Caterina Pasquino, dopo aver messo a fuoco che quella ragazza è la stessa che ha ospitato a casa sua e che l'ha derubata di circa 3mila euro. Dopo aver avvisato il pm competente che dispone di trovare una comunità per la giovane ragazza, altri 2 agenti la portano in questura: si tratta degli agenti Landolfi e Ferrazzano che cercano di trovare una struttura disponibile ad accogliere la giovane marocchina. Ma le risposte sono tutte negative.

Attorno alle 23 sul telefono di servizio del capo di gabinetto Pietro Ostuni arriva una telefonata tanto clamorosa quanto inaspettata. Dall'altra parte del telefono, infatti c'è il Presidente del Consiglio in persona. Il Presidente afferma di conoscere la ragazza e di ritenere con molta probabilità che sia la nipote del Presidente egiziano Hosni Mubarak. Per questo motivo dice ad Ostuni di non mandarla in una struttura d'accoglienza, ma di consegnarla alla consigliera regionale del Pdl Nicole Minetti che sarebbe andata a prenderla di persona poco dopo. Ruby viene quindi affidata a Nicole Minetti e per la questura non ci sono problemi.

Per la Procura di Milano è proprio la sera del 27 maggio che si "consuma" il reato di concussione di Silvio Berlusconi: come abbiamo visto sopra, infatti, il Presidente ha fatto pressioni sui funzionari della questura affinché la giovane marocchina fosse rilasciata. Ma perché il Presidente del Consiglio in persona si interessa alle vicende di una giovane marocchina? Riteneva davvero che fosse la nipote del Presidente egiziano Hosni Mubarak? La Procura di Milano ritiene che l'atteggiamento di Berlusconi non parta dall'esigenza di salvaguardare i buoni rapporti con l'Egitto, ma dalla necessità di nascondere i trascorsi della ragazza ad Arcore. E qui spunta il secondo capo di imputazione per il Cavaliere: quello di prostituzione minorile. I magistrati ritengono infatti che Ruby abbia avuto rapporti sessuali con lui quand'era ancora minorenne: nello specifico tali rapporti si sarebbero consumati tra febbraio e maggio 2010.

Il 21 dicembre 2010 la Procura di Milano iscrive Silvio Berlusconi nel registro degli indagati: le ipotesi di reato a suo carico sono quindi quelle di concussione e prostituzione minorile. Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pubblici ministeri Pietro Forno e Antonio Sangermano. La notizia viene fuori il 14 gennaio 2011 e solleva un vero e proprio polverone politico e mediatico. La maggioranza di governo, però, inizia subito ad arricciare il naso: prima denunciando le angherie della solita magistratura politicizzata, poi correndo ai ripari tentando di sollevare il conflitto di attribuzione. La compagine governativa, infatti, ritiene che il reato di concussione sia stato commesso da Berlusconi in qualità di Presidente del Consiglio e non di normale cittadino. In questo caso, quindi, dovrebbe essere giudicato dal Tribunale dei Ministri e non dai giudici di Milano.

La polemica infuria e scoppia definitivamente il 9 febbraio quando i magistrati milanesi chiedono per Berlusconi il giudizio con rito immediato per entrambi i reati.  Nella loro richiesta indirizzata al gip Cristina Di Censo sostengono che "c'è evidenza della prova" ed esprimono tutte le ragioni per le quali ritengono che il reato di concussione non possa essere qualificato come reato ministeriale. Sei giorni dopo la richiesta dei pm, arriva la decisione del gip Di Censo che, oltre a riconoscere la competenza della Procura di Milano, ritiene anche che sussistano prove evidenti per rinviare a giudizio il cavaliere col rito immediato. Per il Cavaliere è una mazzata. La prima udienza viene fissata per il 6 aprile e, come da contrappasso dantesco, a giudicarlo sarà un collegio composto da 3 donne: Carmen D’Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri.

Il 5 aprile, poi, arriva il sì della Camera al conflitto di attribuzione: toccherà quindi alla Consulta decidere chi giudicherà Berlusconi tra il Tribunale dei Ministri e il Tribunale di Milano.  Ma l'udienza del 6 aprile si tiene lo stesso: dura solamente 7 minuti, tempo necessario per decidere il rinvio del processo al 31 maggio. Di Berlusconi in aula neanche l'ombra. L'unica emozione nei 7 minuti dell'udienza la regala l'avvocato di Ruby Paola Boccardi che annuncia la decisione della sua assistita di non costituirsi parte civile nel processo.

E la storia del Caso Ruby finisce qui, ma solo per adesso. Il 31 maggio, infatti, riprenderà il processo, ma sicuramente non bisognerà aspettare quella data per sentir parlare di nuovo di questa clamorosa vicenda.

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