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Covid 19
23 Marzo 2021
15:57

Primo caso di variante nigeriana in Sicilia: qual è la situazione regione per regione

Un ragazzo di 16 anni originario della Guinea si trova isolato nel reparto di malattie infettive del Policlinico di Messina. È il primo caso in Sicilia di variante nigeriana del Covid. Sono tre in particolari le varianti diffuse anche in Italia e che preoccupano la comunità scientifica: la variante inglese, la variante sudafricana e quella brasiliana.
A cura di Susanna Picone
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Un caso di variante nigeriana del Covid-19, una mutazione che potrebbe essere resistente anche al vaccino, è stato individuato per la prima volta in Sicilia. È stata diagnosticata a un ragazzo di 16 anni originario della Guinea che attualmente si trova isolato nel reparto di malattie infettive del Policlinico di Messina. Sta bene e non presenta sintomi gravi. Il minorenne era ospite di un centro di accoglienza in Sicilia, dal quale era fuggito con un amico. Rintracciati dalla polizia, sono stati entrambi sottoposti a tamponi ed entrambi sono risultati positivi al Coronavirus. A uno di loro, poi, è stata diagnosticata la variante.

"Più è diffusa la trasmissione del coronavirus, più si creano nuove varianti"

Da quando il virus Sars-Cov-2 ha fatto la sua comparsa sono state registrate moltissime varianti ma alcune di quelle scoperte tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021 preoccupano maggiormente la comunità scientifica. Parliamo soprattutto della variante inglese, della variante sudafricana e di quella brasiliana, contro le quali si sta cercando di capire quali vaccini possono funzionare o meno. "Più è diffusa la trasmissione del coronavirus, più si creano nuove varianti. Più si creano nuove varianti, più è alta la possibilità che i vaccini non siano efficaci”, l’allarme lanciato dal direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Le varianti Covid che preoccupano la comunità scientifica

Da tutta Italia arrivano segnalazioni di casi di varianti, soprattutto alle tre principali monitorate dall’Iss, l’inglese, la brasiliana e la sudafricana. Quella al momento più diffusa in Italia è la variante inglese, che è anche la prima ad aver allarmato la comunità scientifica. I primi dati indicano che è sicuramente più contagiosa e secondo alcuni studi potrebbe anche aumentare il tasso di casi gravi e di decessi, ma la buona notizia è che i vaccini attualmente in uso in Italia sarebbero efficaci contro questa variante. Secondo la rilevazione dell’Iss del 18 febbraio scorso, la prevalenza della variante inglese nel nostro Paese era del 54,0%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra lo 0% e il 93,3%, mentre per quella brasiliana era del 4,3% (0%-36,2%) e per la sudafricana dello 0,4% (0%-2,9%). La variante sudafricana è considerata, come quella inglese, più contagiosa ma non più pericolosa. I vaccini attualmente disponibili sembrano avere una discreta efficacia, anche se gli studi vanno consolidati. La variante brasiliana contiene mutazioni preoccupanti perché, una in particolare, cambierebbe la forma della proteina spike all'esterno del virus in un modo che potrebbe renderla meno riconoscibile al sistema immunitario rendendo più difficile il compito degli anticorpi.

La mappa delle varianti che circolano in Italia

Dove sono state individuate le varianti del Covid in Italia? In Alto Adige il governatore Kompatscher ha ribadito la necessità di tenere alta la guardia considerate proprio le varianti del Covid. Secondo il governatore “la diffusione della variante sudafricana sembra limitata, ma a causa di quella inglese stiamo registrando un abbassamento dell'età media in rianimazione”. Quattro casi di variante sudafricana sono stati rilevati a Lana, Glorenza, Stelvio e S. Martino in Passiria. Dalla Lombardia Emanuele Catena, primario del reparto di terapia intensiva dell'ospedale Sacco di Milano, ha detto a Sky TG24 che ci sono varianti inglesi prevalenti e due pazienti con la variante brasiliana. Il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia Riccardo Riccardi ha detto che nella regione l’alta percentuale dei contagi è dovuta alla presenza della variante inglese, che è almeno al 63%. Variante inglese prevalente anche in Emilia Romagna, dove Bonaccini ha spiegato che Bologna è il territorio più colpito dalla variante inglese, che riguarda quasi la totalità dei casi di contagio presenti. In Sardegna alcuni giorni fa è stata confermata per la prima volta nella regione la presenza di variante brasiliana mentre l'ultimo studio fatto il 18 febbraio scorso ha consentito di certificare che sull'isola la variante inglese aveva una prevalenza del 75 per cento. In Abruzzo, in particolare nell’area Pescara-Chieti, la variante inglese è responsabile di oltre l'80% dei contagi secondo quanto emerso dagli accertamenti del laboratorio di Genetica molecolare – Test Covid-19 dell'Università ‘d'Annunzio' di Chieti.

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