Presunta epidemia di scabbia nel Cpr di Bari, un trattenuto: “Siamo infetti, mi si stacca la pelle dal corpo”

"Siamo stati infettati, la malattia ci sta mangiando la pelle, ho il corpo pieno di buchi, mi si stacca la pelle del corpo". A parlare è Artan (nome di fantasia), 36 anni, trattenuto all'interno del Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) di Bari che, assistito dall'avvocato Stefano Afrune, ha deciso di denunciare a Fanpage.it le condizioni "disumane" che sarebbe costretto a vivere all'interno del Centro: "una stalla" dove le persone "sono trattate come animali".
Tra le principali criticità, Artan aveva già parlato di "spazzatura", "insetti dappertutto" e "bagni sporchi con feci ovunque". A questo, stando al suo racconto, si aggiungerebbe un presunto uso illecito di terapie: "Ci riempiono di medicinali, li mettono anche nel cibo, lo fanno per tenerci tranquilli".
Ora, però, oltre al "degrado", il trattenuto ha parlato anche di "un'epidemia di scabbia" che – seppur non confermata a livello ufficiale – sembrerebbe perlomeno essere plausibile stando ai sintomi descritti del trattenuto e dal referto medico che Fanpage.it ha potuto visionare. In questo contesto Artan ha, inoltre, segnalato che ai trattenuti non sarebbero garantite le cure adeguate: "Nessuno fa niente, ma così moriamo. Tutti i giorni le persone tentano il suicidio: due persone hanno mangiato dei vetri, c'è chi vuole darsi fuoco piuttosto che rimanere in queste condizioni".
La storia di Artan
La storia di Artan si sviluppa lungo una sequenza precisa di atti amministrativi e giudiziari che, letti in ordine cronologico, restituiscono l'immagine di una procedura rapida e al tempo stesso controversa, culminata nel trattenimento nel Cpr di Bari caratterizzato, secondo quanto riferito a Fanpage.it, da condizioni di vita "disumane".
Tutto ha inizio il primo febbraio quando il Prefetto di Bologna dispone l'espulsione del 36enne dall'Italia. Tuttavia, l'avvocato del 36enne segnala che Artan avrebbe manifestato sin da subito la volontà di chiedere protezione internazionale, ma che tale volontà non sarebbe mai stata formalizzata. Così, il 4 febbraio, davanti al giudice di pace di Bologna, il 36enne ribadisce l'intenzione di voler chiedere asilo, mentre l'avvocato contesta la mancata registrazione della domanda, chiedendo di non convalidare l'espulsione.
Il 9 febbraio la domanda viene poi formalizzata e trasmessa alla Commissione Territoriale, ma Artan viene ascoltato soltanto il 24 febbraio. In tale sede, racconta di essere fuggito a causa di minacce di morte legate a debiti con usurai e, indirettamente, a dinamiche riconducibili alla vendetta privata. Tuttavia, la Commissione non ritiene credibile il racconto, lo giudica "generico" e "tardivo", respinge la richiesta di protezione e decide per il rimpatrio dell'uomo. È a questo punto che l'avvocato Afrune presenta ricorso, contestando la decisione della Commissione e chiedendo nuovamente la sospensione del provvedimento di espulsione.
Il trattenimento nel Cpr di Bari
È in questo quadro che si inserisce il trattenimento di Artan nel Cpr di Bari, disposto proprio a seguito del provvedimento di espulsione. Ed è qui che la vicenda assume contorni ancora più critici, come dimostrerebbe la testimonianza del trattenuto e il referto medico che Fanpage.it ha potuto visionare. "Da circa 5 giorni riferito prurito diffuso a tutto il corpo", si legge nel documento che segnala anche la presenza di "lesioni" in diverse parti del corpo. Pur essendo formalmente smentita, all'interno "si parla di un'epidemia di scabbia" che, tra l'altro, apparirebbe plausibile stando ai sintomi manifestati da Artan.
Una condizione che, se confermata, suggerirebbe uno spaccato di realtà ben al di sotto della soglia minima di dignità: l'immagine di un luogo opaco, dove i diritti fondamentali smetterebbero di esistere e dove le persone "preferiscono togliersi la vita piuttosto che vivere questa agonia".