A Schio, la posa delle "pietre d’inciampo" per ricordare i deportati e uccisi nei lager nazisti diventa un caso politico. La maggioranza di centrodestra ha infatti bocciato la mozione presentata dal Pd che mirava a posizionare i sampietrini all'esterno delle 14 abitazioni degli scledensi morti nei campi di concentramento nazisti. “Queste iniziative rischiano di portare di nuovo odio e divisioni a Schio – afferma Alberto Bertoldo della lista di maggioranza “Noi Cittadini” – occupiamoci degli scledensi e lasciamo che le vittime riposino in pace”. Come possa una pietra d'inciampo violare la memoria di chi è stato deportato e ucciso dal Terzo Reich è difficile da immaginare. Renzo Sella, sempre del medesimo gruppo consiliare, offre altri spunti e la butta sul terreno di una incomprensibile par condicio. “Come possiamo pensare di ricordare solamente qualcuno, a discapito di altri? Non è forse questa un’altra forma di discriminazione? Temo che questa iniziativa venga strumentalizzata”, la posizione di Sella.

La maggioranza di centrodestra, quindi, ha bocciato la mozione perché “divisiva” e perché “non tiene conto delle morti da entrambe le parti”, scrive il Pd vicentino. Il riferimento sembra essere all'eccidio accaduto tra il 6 e 7 luglio del 1945 quando un gruppo di ex partigiani della Garibaldi entrò nel carcere della cittadina vicentina ammazzando 54 persone, uomini e donne tutti accusati di essere fascisti. Leonardo Dalla Vecchia, il capogruppo Pd in consiglio comunale e primo firmatario della mozione, è amareggiato. “Sono senza parole, è difficilissimo stare in un consiglio in cui la mozione è stata bocciata. Per me non ci sono giustificazioni. Non ci sono alibi”, scrive sulla sua pagina Facebook Dalla Vecchia.

Le pietre d’inciampo sono un’iniziativa che serve a lasciare una memoria diffusa dei cittadini deportati e morti nei campi di sterminio. Un’iniziativa nata dall'artista tedesco Gunter Demnig nel 1992 e che da allora si è diffusa in 26 Paesi in tutta Europa. Vengono posizionate per dare un segno tangibile dell’assenza degli ebrei che, durante il fascismo, sono stati mandati a morire nei campi di concentramento. Sulla placca d’ottone della pietra viene inciso il nome della persona che abitava in quell'abitazione con la data di nascita, il campo di sterminio nel quale è stata deportata e la data della morte, se è stato possibile determinarla.

“Come possa essere divisiva un’azione volta a ricordare vittime di un regime dittatoriale che ha compiuto un aberrante genocidio non lo capiremo e soprattutto non lo accetteremo mai”, ha commentato Chiara Luisetto, segretaria provinciale dem. “Una risposta del genere – aggiunge – è volutamente provocatoria ed è inaccettabile che tali bassezze arrivino fin dentro le aule dei consigli comunali”. “Dopo il negazionismo degli anni passati – la presa di posizione del Partito Democratico vicentino – siamo in una fase di revisionismo storico pericolosa, in cui vittime e carnefici rischiano di finire tutti dallo stesso lato della storia, una storia di liberatori e fascisti che, pur nel rispetto dovuto ai morti, occupano posti ben diversi nelle vicende tragiche del nostro Paese”.

“È un fatto gravissimo – sostengono Giacomo Stiffan e Daniele Dalla Costa a nome dei democratici scledensi – che dimostra l'importanza di continuare a sostenere con forza gli ideali antifascisti impressi nella nostra Costituzione e che, a quanto pare, la maggioranza del consiglio comunale di Schio preferisce rigettare. Chi sceglie di dimenticare le vergogne del nazifascismo (o meglio, di farle dimenticare) si rende complice del suo strisciante ma ormai palese ritorno”. “Noi ci dissociamo nella maniera più netta possibile. Noi non dimentichiamo. Continueremo a lottare perché il ricordo delle vittime del nazifascismo risuoni forte e cristallino nelle aule dove si studia ciò che è stato ma anche sulle strade dove è giusto inciampare su quei nomi e su quelle storie”, conclude Chiara Luisetto.