Questo esperimento di San Valentino nasce durante una pandemia, quindi in una situazione particolarmente disagevole per chi lavora con la creatività e il video, nello specifico. Eppure i tanti brainstorming quasi boccacceschi, mascherati e distanziati, durante questi mesi hanno rinsaldato alcune nostre certezze, su tutte la consapevolezza che la viralità non sia un fine ma un mezzo, forse uno dei pochi in grado di battersi sul terreno sdrucciolevole delle fake news e dei meme, traghettando verso riflessioni fresche, utili e non banali un pubblico di massa. Chi naviga oggi ha sempre più bisogno di orientarsi nella giungla dei social network. E la bussola non può che essere editoriale, a garanzia di prodotti verificati e di qualità. Perciò, nonostante tutto, abbiamo continuato a lavorare in questa direzione di servizio.

L’amore ai tempi del covid ha spinto me e il mio team a ragionare su alcuni meccanismi tossici delle coppie in regime d’emergenza. In una convivenza spesso forzata, ogni partner si è trovato a indossare contemporaneamente tutti gli abiti e le maschere della quotidianità (genitore, lavoratore, sposo, amante), anche quelli un tempo riservati alla propria sfera privata. Il tutto sotto gli occhi sempre vigili del congiunto, con cui si è consumato così un corto circuito pericoloso.

Questa dinamica interpersonale ha però fornito anche il pretesto per una riflessione più ampia sul concetto di privacy, che investe noi e la nostra cittadinanza virtuale.

Dal caso Cambridge Analytica fino alle nuove policy di WhatsApp, molti si domandano se non sia il caso di pretendere più trasparenza sui nostri dati. I colossi ribattono che non ci sia da temere per chi non ha nulla da nascondere. Eppure si tratta di un sillogismo imperfetto. Edward Snowden, dal canto suo, sintetizza: "Affermare che non si è interessati al diritto alla privacy perché non si ha nulla da nascondere è come dire che non si è interessati al diritto di parola perché non si ha niente da dire". Ma perché quello della privacy è un tema così discusso? Perché solo da pochissimi anni abbiamo tutti quanti in tasca uno smartphone cioè un dispositivo capace di registrare conversazioni, vocali, pagine visitate, insomma tutti i nostri dati. E per farne cosa? Per rivenderli, non certo alla persona che amiamo o di cui ci fidiamo ciecamente, ma a dei perfetti sconosciuti, cioè società che personalizzano le navigazioni con pubblicità su misura. Ma quanto questa osservazione continua dei nostri comportamenti può limitare la libertà? È il tema del momento. C'è chi ritiene che questo sia un servizio utile, e non ha tutti i torti, e chi però parla di privacy violata, perché più dati cedi, più sei vulnerabile e manipolabile, potenzialmente. Certo è che se guardassi in faccia chi ti chiede tutti i tuoi dati h24 forse ti arrabbieresti, anche se è l'amore della tua vita. Figuriamoci se non sai chi è. E allora perché non cominciare a ragionare anche su chi quei dati te li ha già presi e li sta utilizzando?

Per rappresentare tutto questo ci siamo serviti di un meccanismo comico, la commedia è spesso il nostro cavallo di Troia, e abbiamo progettato un braccialetto tecnologico da regalare alle coppie per San Valentino, mettendo alla prova la tenuta dell’amore di fronte a un’invasione massiccia della privacy. Quali sono state le reazioni? Per saperlo vi toccherà guardare il video!