
Mentre trascorrevo le mie serate a leggere gli Epstein Files mi sono soffermata su una mail. C’è scritto: “Raramente ho l'occasione di parlare con un sostenitore della supremazia genetica". Il mittente è nascosto da una barra nera, il destinatario è Jeffrey Epstein. È da lì che sono partita, e quello che all’inizio sembrava un accumulo disordinato di mail, appunti, studi, scambi tra scienziati, accademici, finanziatori è diventato qualcos’altro: un sistema.
Che Epstein fosse ossessionato dalla genetica è cosa nota. Ha cercato di creare una dinastia di eredi geneticamente superiori progettando un’inseminazione di massa nel suo ranch in New Mexico – ci arriveremo. Ma andando più a fondo negli Epstein Files emerge una rete di soldi, interessi e istituzioni che ruotano attorno ai deliri eugenetici del finanziere.
Nelle mail si parla apertamente di superiorità genetica, di “rendere i neri più intelligenti”, di creare cloni, bambini progettati in laboratorio e portare avanti esperimenti per aumentare la libido femminile. Il progetto alla base è “migliorare” l’umanità attraverso la selezione biologica, creare super-umani ed eliminare anziani, malati e poveri.
Sembra fantascienza. Sembra un romanzo distopico. Se non fosse che, nei documenti, queste idee non restano fantasia. Vengono discusse. Finanziate. Testate. Portate dentro il perimetro di ciò che qualcuno considera realizzabile. E questo cambia tutto. Perché non si tratta solo di una provocazione intellettuale. Ma di una direzione. Una possibilità che, almeno in parte, nei laboratori hanno già iniziato a inseguire.

L’eugenetica non è mai davvero scomparsa
L’eugenetica prende forma nel 1800 con Francis Galton, cugino di Charles Darwin. Galton sosteneva che la società dovesse incoraggiare la riproduzione delle persone considerate “migliori” e limitare quella degli “inadatti”. Nel corso del XX secolo queste idee hanno trovato terreno fertile negli Stati Uniti, in Europa, in particolare nella Germania nazista, dove l’eugenetica diventa parte dell’ideologia di Stato.
Nonostante gli orrori del regime nazista, l'eugenetica non è mai davvero scomparsa, è spesso è sopravvissuta nelle reti sotterranee dei circoli d'élite. È infatti un vecchio vizio dei miliardari cercare di manipolare i geni. Fondazioni legate ai Rockefeller e agli Harriman hanno finanziato studi sulla selezione genetica e sulla trasmissione ereditaria dei tratti umani. Epstein si inserisce in questa tradizione convinto che ricchezza, successo e intelligenza siano qualità biologiche da preservare e moltiplicare.
Ma nel suo caso c’è un passaggio ulteriore, più personale e più estremo. Epstein, infatti, sembra convinto di appartenere lui stesso a quella categoria. E questa convinzione si traduce in un progetto dinastico: diventare il capostipite di una stirpe geneticamente superiore. Come dimostra il caso Zorro Ranch.
Nel 2019 il New York Times rivela che Epstein aveva confidato a scienziati e imprenditori un piano: trasformare la sua proprietà vicino a Santa Fe, nota come Zorro Ranch, in un laboratorio umano. L’idea, secondo le testimonianze, era quella di fecondare contemporaneamente fino a venti donne per creare una generazione geneticamente superiore.
Il progetto ricorda alcuni esperimenti portati avanti negli Stati Uniti nel XX secolo, come il “Repository for Germinal Choice”, una controversa banca del seme fondata in California nel 1980 con l’obiettivo dichiarato di raccogliere materiale genetico di premi Nobel e individui considerati eccezionalmente intelligenti.
Non esistono prove che il progetto di Epstein sia mai andato oltre discussioni private e fantasie personali. Ma i nuovi documenti mostrano che quelle idee non erano semplici provocazioni: facevano parte di una visione coerente, alimentata da denaro, relazioni accademiche e fascinazione per il controllo biologico dell’essere umano.
Transumanesimo, razzismo e pulizia genetica
Prima di addentrarci nell’analisi dei messaggi che abbiamo letto negli Epstein Files è necessario introdurre un altro termine che torna spesso nelle conversazioni del miliardario: il “transumanesimo”. Il movimento, nato tra filosofia e tecnologia, immagina un futuro in cui l’essere umano possa essere migliorato grazie a ingegneria genetica, intelligenza artificiale e potenziamenti biologici.
Il transumanesimo affronta anche temi come la cura delle malattie genetiche o l’estensione della vita umana. Ma nelle fantasie di Epstein il concetto assume contorni più oscuri. Secondo le nostre ricostruzioni, il finanziere era convinto che si potessero “ottimizzare” tratti come l’intelligenza, il desiderio sessuale o persino determinate caratteristiche sociali attraverso la manipolazione genetica.
Nelle mail leggiamo ossessioni caricaturali: domande sulle differenze genetiche tra gruppi etnici, riflessioni sul quoziente intellettivo, considerazioni sessiste sulle donne e speculazioni pseudoscientifiche su razza e comportamento umano. Parlando via mail con il linguista Noam Chomsky, Epstein spiega che “il divario di intelligenza con gli afroamericani è documentato”.
Ne parla anche con Joscha Bach, allora ricercatore al Massachusetts Institute of Technology. Bach scrive a Epstein facendo riferimento a uno studio secondo cui “i bambini neri superano i bambini bianchi nello sviluppo motorio, anche in famiglie molto povere e socialmente svantaggiate, ma restano indietro (e non recuperano mai) nello sviluppo cognitivo, anche dopo aver tenuto conto del reddito familiare”.
La risposta di Epstein non si limita a commentare il dato, ma scivola rapidamente in considerazioni esplicitamente razziste. Riflette sul progetto di “rendere i neri più intelligenti” attraverso la manipolazione genetica. Poi aggiunge: “Forse il cambiamento climatico è un buon modo per affrontare la sovrappopolazione. L’incendio della foresta terrestre. Potenzialmente una cosa positiva per la specie”. Nello stesso scambio di mail Epstein propone anche come soluzione al “sovraffollamento globale” l'esecuzione di massa di anziani e infermi.

La genetica per migliorare il desiderio sessuale nelle donne
Non solo. Leggendo le mail abbiamo anche scoperto che Epstein aveva un altro progetto: utilizzare la genetica e la chimica per aumentare il desiderio sessuale femminile. Ne discute apertamente con Nathan Wolfe, ex professore di biologia umana di Stanford.
Wolfe a intermittenza aggiorna Epstein sui suoi progetti di ricerca. Uno in particolare: “Una ricerca volta a sviluppare un viagra femminile”. Poi, nel marzo 2013, gli scambi diventano ancora più inquietanti. Wolfe invia a Epstein un articolo scientifico dedicato a un caso clinico di “pulsione sessuale inarrestabile”. Ma non si limita a condividere il link. Evidenzia una frase precisa dell’articolo: “si sentiva costantemente eccitata, spesso senza alcuna stimolazione”. Subito dopo gli scrive: “Sei nei paraggi per tramare qualcosa?”.
Poche settimane più tardi, Wolfe inoltra a Epstein cinque studi scientifici per “dimostrare come i questionari sul comportamento sessuale siano stati validati”. Nelle mail insiste sulla possibilità di ottenere “dati affidabili” sui cambiamenti del comportamento sessuale, lasciando intendere che dietro quelle conversazioni ci fosse già l’idea di un progetto sperimentale.

Nel maggio del 2013 il quadro diventa ancora più esplicito. Wolfe scrive a Epstein proponendo di testare quella che definisce “l’ipotesi del virus dell’eccitazione sessuale”. Il progetto prevedeva uno “studio in tempo reale su studenti universitari”, sviluppato insieme a un collega dell’Università del Michigan, con l’obiettivo di collegare “il comportamento sessuale alla diversità microbica”.
Il viagra femminile compare anche nelle mail scambiate con Donald Rubin, professore emerito di statistica all'Università di Harvard. In uno scambio Rubin scrive: “Sono contento che Martin ci abbia messo in contatto per un paio di motivi. Innanzitutto, credo che abbiamo degli interessi comuni riguardo alle complicazioni che si presentano quando si conducono esperimenti sugli esseri umani”. Poi aggiunge: "Non siamo ancora riusciti a discutere, se non indirettamente, della questione del viagra femminile”.

Gli esperimenti sul viagra femminile si inseriscono in una visione della donna profondamente disturbante che ritroviamo anche in altri scambi di mail con scienziati, medici e diplomatici. Nel 2013, Epstein insinuava che alcune donne "sono come i gamberetti: si butta via la testa e si tiene il corpo". Sempre via mail scrive: “Non capisco perché le donne vivano oltre l’età fertile”.

La fabbrica dei super bambini
L’ossessione per la genetica di Epstein lo avvicina anche all’industria dei “super-bambini”. In uno scambio del 2018 con l’imprenditore tecnologico Bryan Bishop, il miliardario discute della possibilità di finanziare un progetto di “designer babies”, bambini geneticamente selezionati o modificati prima della nascita.
Bishop scrive: "In allegato trovi il documento che hai richiesto, si tratta del foglio di calcolo sull'utilizzo dei fondi per la società che si occupa di bambini geneticamente modificati e clonazione umana. Questo ci permette di uscire dalla nostra fase di ‘biologia da garage' autofinanziata e di arrivare alla prima nascita di un bambino geneticamente modificato, e forse anche di un clone umano, entro 5 anni. Una volta raggiunta la prima nascita, tutto cambierà e il mondo non sarà più lo stesso". Bishop aggiunge che la sua ambizione finale è quella di apportare "modifiche praticamente illimitate alle cellule prima di generare un embrione".

"È un argomento davvero interessante", commenta Epstein dopo aver letto la proposta di Bishop. "Dobbiamo capire gli aspetti legali”. Epstein nelle mail spiega di non avere problemi a investire nel progetto, purché il suo coinvolgimento resti anonimo.
L'ossessione per i super bambini è un business nella Silicon Valley. Non solo Epstein, da anni nei circoli d'élite si parla di pronatalismo, ovvero combattere il crollo demografico programmando gravidanze a distanza di 18 mesi e selezionando Dna in provette. Il movimento non spinge semplicemente a procreare, ma a ripopolare l'Occidente per scongiurare la sostituzione etnica e allevare bambini geneticamente superiori. Tra i fan più celebri del movimento pronatalista c'è anche Elon Musk.
Le fabbriche dei super bambini non sono una fantasia, esistono già e sono finanziate da alcuni illustri miliardari tecnocrati della Silicon Valley. Per esempio, dietro Nucleus c’è Peter Thiel. L’azienda sostiene di poter analizzare gli embrioni non solo per prevenire patologie, ma anche per selezionare tratti come sesso, predisposizione cognitiva e perfino caratteristiche comportamentali. C’è poi Preventive, sostenuta da Sam Altman e Brian Armstrong, co-fondatore e CEO di Coinbase che vuole intervenire direttamente sul Dna, e Heliospect Genomics, che invece seleziona i futuri figli in base a previsioni genetiche sull'intelligenza.

Per capire a che punto siamo abbiamo contattato una di queste cliniche della Silicon Valley, Orchid. Quando abbiamo chiesto quali sono gli sviluppi nella ricerca sui bambini geneticamente modificati ci ha risposto così: “La genetica è un campo incredibilmente dinamico ed entusiasmante. Impariamo e scopriamo continuamente, anche se siamo ancora solo all'inizio di ciò che è possibile”.

Per sempre giovane
Epstein non voleva solo creare una dinastia di super bambini, coltivava anche il sogno di allungare radicalmente la vita umana o addirittura “fermare” l’invecchiamento. Il miliardario entra nel mondo della longevità attraverso contatti diretti con figure come Peter Attia, medico e divulgatore. Abbiamo letto numerose mail dedicate al prolungamento della vita e alle possibilità della ricerca anti-aging. E anche qui, come con Bach e Chomsky, il discorso scientifico si intreccia con riflessioni personali disturbanti. In una delle mail indirizzate ad Attia, Epstein scrive: "Io, sto cercando di allontanarti dalla cura di una malattia (obesità, fegato grasso) e di concentrarti maggiormente sulla longevità".
L'interesse non si limita a discussioni via mail. Epstein infatti faceva parte dell’Harvard Personal Genome Project, uno dei più grandi database genetici esistenti: un archivio globale dove migliaia di volontari mettono a disposizione il proprio DNA per la ricerca scientifica.

Ma il finanziere non voleva soltanto studiare i geni. Voleva riscriverli. Secondo alcuni documenti emersi dopo la sua morte, uno dei progetti prevedeva di modificare le cellule staminali di Epstein usando Crispr, la tecnologia di editing genetico. L’idea era semplice: introdurre mutazioni associate alla longevità. In pratica, hackerare biologicamente il proprio corpo per rallentare l’invecchiamento. Epstein aveva anche intenzione di crioconservare il suo pene e la sua testa, in modo da poter essere un giorno rianimato.
Il miliardario ha anche finanziato progetti legati al transumanesimo e alla longevità. Tra i beneficiari delle sue donazioni figurano programmi di ricerca di Harvard University e la Humanity Plus, associazione che promuove il dibattito sul potenziamento umano attraverso la tecnologia. In una mail scrive: “Ho intenzione di finanziare il progetto sul genoma personale ad Harvard, mi chiedo se la bellezza risieda nel DNA, se la formula sia più elegante, o se sia la ricerca della complementarietà a determinare lo sguardo di chi guarda.”

Il futuro immaginato da Epstein
Negli Epstein Files emerge chiaramente il nucleo ideologico: l’idea che l’intelligenza sia un marchio ereditario, che il valore umano sia misurabile biologicamente, che esistano persone “geneticamente” superiori ad altre.
Il problema è che la genetica reale funziona in modo molto diverso da come la immaginava Epstein. Gli studi contemporanei mostrano infatti che caratteristiche complesse come personalità, capacità matematiche, comportamento sociale o successo economico dipendono da un intreccio estremamente sofisticato di fattori biologici, culturali e ambientali. Non esiste un “gene del genio”, né una formula capace di produrre in serie "individui superiori". I genetisti sottolineano infatti come i geni non siano istruzioni rigide, ma elementi che interagiscono continuamente con l’ambiente, l’educazione, l’alimentazione, il contesto sociale e persino le esperienze personali.
Eppure i deliri eugenetici di Epstein attecchiscono. È forse questo l’aspetto più inquietante emerso dalle mail che abbiamo analizzato: non tanto la capacità di Epstein di infiltrarsi nei circoli del potere globale, quanto il fatto che idee apertamente pseudoscientifiche, razziste, misogene, abbiano trovato spazio, ascolto e talvolta complicità in ambienti accademici e imprenditoriali di altissimo livello.