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Papà licenziato per aver preso 3 giorni di congedo parentale. Poi fa causa all’azienda e vince

Un operaio di una società umbra è stato licenziato per aver preso tre giorni di congedo parentale per stare con la figlia. Poi ha fatto causa all’azienda ed ha vinto. Dovrà essere reintegrato.
A cura di Davide Falcioni
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Licenziato per aver usufruito di tre giorni di congedo parentale. Poi il giudice del lavoro ha imposto con una sentenza il reintegro sul posto di lavoro e il pagamento delle 13 mensilità di stipendio più i contributi persi. È la storia che arriva da una ditta della provincia di Perugia, secondo quanto pubblica oggi il Messaggero Umbria. Il lavoratore aveva preso i giorni per occuparsi della figlia di due anni e consentire alla moglie di tornare al lavoro dopo la maternità. L'azienda lo ha dapprima sospeso alla vigilia di Natale, e poi licenziato.

Il giudice Giampaolo Cervelli della sezione Lavoro del tribunale civile di Perugia ha tuttavia stabilito come il congedo parentale sia stato "destinato a incombenze necessarie per la cura della famiglia e della prole, come quelle del riassetto della casa, alla preparazione dei pasti, anche nella prospettiva di un'agevolazione della madre per la ripresa dell'attività di lavoro".

I fatti – spiega il Messaggero – risalgono al novembre 2022. L'operaio, dipendente dell'azienda dal 2019, ha una figlia due anni dopo decide di usufruire del congedo parentale. Per legge (decreto legislativo 151 del 2001), il padre lavoratore, dalla nascita del figlio ha diritto a un "periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi".

Così, alla fine di novembre del 2022, l'uomo prende tre giorni di permesso. Ma a metà dicembre arriva dall'azienda una "contestazione di addebito disciplinare", giustificata da un "presunto abuso", cioè l'aver sì accompagnato e poi ripreso la figlia al nido, ma usufruendo del tempo in mezzo, ricostruisce il giudice, facendo una "breve sosta" al bar, la spesa al supermercato e trascorrendo "il resto del tempo in casa". Comportamenti che per l'azienda sarebbero stati "incompatibili con la funzione del congedo".

Secondo l'azienda, "alla luce di quanto emerso dagli accertamenti investigativi, l'uomo" ha "passato quei tre giorni non a dedicarsi "alla cura" della figlia, portata a scuola, ma a fare compere e a casa". L'avvocato Nunzia Parra (studio Brusco & partners) ha invece proposto una lettura diversa, grazie a una interpretazione congiunta del Jobs Act e del testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità. Che ha convinto il giudice Cervelli, fino alla decisione nei confronti dell'azienda.

"Si tratta di una delle prime pronunce del panorama nazionale – commenta l'avvocato Parra – che mette in luce la funzione del congedo parentale in relazione alla condivisione delle responsabilità di cura tra uomini e donne e la parità di genere in ambito lavorativo e familiare". Ora l'operaio dovrà decidere se tornare a lavorare nell'azienda o convertire il reintegro nel pagamento di altre 15 mensilità.

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