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Ilaria Salis condannata per aver licenziato due ex collaboratori: dovrà pagare 300mila euro di risarcimento

Ilaria Salis è stata condannata dal Tribunale di Milano per aver licenziato due suoi ex collaboratori “senza giusta causa”. Dovrà versare un risarcimento di oltre 300mila euro. Matteo Salvini sui social: “Spiace”. L’eurodeputata si difende: “Ho già impugnato la sentenza, il licenziamento era motivato”.
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Ilaria Salis è stata condannata dal Tribunale di Milano per aver licenziato due suoi ex collaboratori "senza giusta causa". Dovrà pagare un risarcimento che ammonta a oltre 300mila euro.

Lo ha stabilito il giudice Franco Caroleo della sezione Lavoro del tribunale milanese, accogliendo la richiesta dei due ex collaboratori a Bruxelles, oggi assistiti dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto. La sentenza risale allo scorso 10 marzo.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, i due avevano lavorato al fianco di Salis nel periodo coincidente con la sua elezione ad europarlamentare, a giugno 2024. L'occupazione consisteva nello sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo della parlamentare europea, la progettazione e gestione di campagne e eventi in Italia e all'estero, l'assistenza per i contatti con le autorità o la consulenza di tipo politico in ambito strategico e tattico. Il tutto per una retribuzione tra i 2900 e i 3000 euro al mese.

Pochi mesi dopo però, a febbraio del 2025, arriva il licenziamento. I due sarebbero stati mandati via senza preavviso, nonostante i contratti scadessero a fine mandato, cioè a luglio 2029. A uno viene notificato un recesso anticipato per il "venir meno del rapporto fiduciario" che trasforma la collaborazione in una "situazione di incompatibilità ambientale e personale". All'altro invece viene comunicata la perdita dell'incarico con effetto immediato "tenuto conto della manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti della sua collaborazione".

Dopo quelle comunicazioni, Salis non avrebbe cercato di raggiungere alcun accordo con gli ex collaboratori. Secondo i giudici, che si sono pronunciati sul ricorso dei due assistenti "spetta certamente alla datrice di lavoro l'onere della prova della giusta causa", ma "nel rimanere contumace" l'eurodeputata "non ha evidentemente assolto al proprio onere" e "deve quindi affermarsi l'insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati".

Di conseguenza, l'europarlamentare sarà tenuta a versare un risarcimento di 300.900 euro, per i mancati guadagni dei due collaboratori fino a fine mandato, a cui si aggiungono 10mila euro per le spese legali.

L'eurodeputata si difende: "Sentenza già impugnata, il licenziamento era motivato"

Ma l'eurodeputata non ci sta e si difende: "In relazione alle notizie diffuse in queste ore, desidero precisare quanto segue: nel marzo 2026 il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza di primo grado relativa al recesso dal rapporto di collaborazione con due assistenti (un co.co.co e una partita IVA), ritenendo insussistente la giusta causa. Si tratta di una decisione che contesto integralmente e che ho già impugnato".

Il procedimento è "attualmente pendente in appello e sono pertanto fiduciosa che il successivo grado di giudizio consentirà di accertare correttamente i fatti", ha aggiunto. "La decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non è stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni. Era diventata, al contrario, necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento", ha spiegato.

"Vi è, inoltre, un profilo particolarmente grave, ai limiti del surreale. Non ho infatti avuto la possibilità di difendermi nel giudizio di primo grado (svoltosi in mia assenza e a mia insaputa) perché, pur essendo perfettamente note le modalità con cui notificarmi gli atti – sarebbe stato sufficiente inviare una comunicazione alla mia casella di posta elettronica o alla mia PEC –, la notifica non mi è mai pervenuta", ha denunciato. "Data la mia incolpevole assenza, il Tribunale ha pronunciato la propria decisione esclusivamente sulla base degli elementi acquisiti dai ricorrenti. Confido che il giudizio di appello possa fare piena chiarezza sulla vicenda".

Salvini: "Spiace". Rampelli attacca: "Umilia i lavoratori"

La notizia ha già attirato l'attenzione della politica, in particolare degli avversari di Salis. "Spiace", ha commentato sui social il leader della Lega Matteo Salvini. "È veramente un paradosso, il solito doppiopesismo della sinistra: Ilaria Salis, che si è atteggiata a paladina dei diritti e della difesa dei lavoratori, viene condannata per aver licenziato non uno, ma ben due collaboratori senza giusta causa", gli fa eco l'eurodeputata Silvia Sardone.

"C'è chi difende il lavoro e i lavoratori con le chiacchiere e chi, come Ilaria Salis, sceglie persino di umiliarli", attacca il vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d'Italia, Fabio Rampelli. "Licenziare senza giusta causa i propri collaboratori è un atto meschino che mette alla porta persone dall'oggi al domani e che non permette loro il tempo per riorganizzare la propria vita. Per fortuna, il diritto del lavoro esiste e viene applicato, diversamente dalle occupazioni abusive di casa altrui, così Ilaria Salis è stata condannata a risarcirli con oltre 300mila euro. Era facile fare la paladina degli ultimi a chiacchiere, un po' più difficile mettere in pratica le belle parole. Siamo abituati, in fondo, al comportamento della sinistra: gratta gratta, sotto al rosso c'è sempre un conto in banca".

"Una vicenda paradossale", la definisce Chiara Tenerini, deputata di Forza Italia e responsabile del dipartimento Lavoro "per una persona che sostiene la legalità e la difesa dei diritti dei lavoratori, senza però rispettarli concretamente. Chi ricopre un incarico pubblico deve, a maggior ragione, dare l'esempio, a partire dalla correttezza nei confronti delle persone alle proprie dipendenze. Il lavoro è dignità, responsabilità e rispetto delle persone. Sempre".

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