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6 Giugno 2022
10:32

Otto mesi in ospedale per colpa di una zanzara: il calvario di Giulio

Colpa di una puntura di zanzara che gli aveva trasmesso la febbre West Nile mandandolo in coma, Giulio Brighenti è rimasto ricoverato 245 giorni…
A cura di Biagio Chiariello
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Una puntura di zanzara che gli aveva trasmesso la febbre West Nile mandandolo in coma. Ma Giulio Brighenti si è ripreso. E dopo 8 mesi in ospedale è riuscito a parlare della propria disavventura. "Tutto è iniziato l’estate scorsa – ricorda il 77enne residente a Cavidole di Castelnuovo – Ero a un pranzo in campagna, stavo bevendo il caffè e sono iniziati i tremori. Ero lucido, ma non riuscivo a controllare gli spasmi". È martedì 17 agosto. Giulio viene portato d’urgenza al pronto soccorso del Policlinico. I medici non riescono a capire la causa di quei sintomi. Nel giro di 48 ore passa dalla Medicina generale alla Terapia intensiva, stavolta a Baggiovara. È intubato e sedato, non ricorda nulla di quei giorni: "Tutto quello che so me lo hanno raccontato in seguito i miei familiari e chi mi ha assistito", spiega alla Gazzetta di Modena.

Dopo una serie di diagnosi ipotetiche (dall'attacco epilettico all’infezione alle vie urinarie), il 24 agosto arriva la diagnosi: West Nile. Giulio pian piano si riprende e il 1 settembre si sveglia e inizia a parlare "ininterrottamente", a detta di chi gli è vicino. Ma il percorso riabilitativo non è facile: il virus ha fortemente debilitato il corpo e la muscolatura. Attraversa una fase altalenante, in cui si susseguono nuove infezioni. "Quel periodo lo ricordo bene – spiega Giulio – Ho giocato a calcio e calcetto fino a 70 anni, so di avere una muscolatura sana. Dovevo solo risvegliarla da quei mesi di totale immobolismo e in questi casi è la forza d’animo a fare la differenza". Mesi in cui passa per diverse strutture, prima l’ospedale di Castelfranco, poi una privata a Castelvetro: "Qui ho fatto qualche passo in autonomia davanti al personale medico sbigottito. Ma ci tengo a ringraziarli per la competenza e la gentilezza".

Il ritorno a casa avviene il 19 aprile: 245 giorni dopo il ricovero, poco più di 8 mesi. Ma il percorso di recupero non è finito ed ora sta proseguendo nella sua abitazione di Cavidole: "Ho incontrato tante persone competenti in questi mesi – ricorda –. Gli infermieri oberati di lavoro ma sempre disponibili: forse la politica dovrebbe smetterla con i tagli di risorse nella sanità e pagarli un po’ di più. Ricordo con piacere anche la logopedista che seduta dopo seduta ha ‘risvegliato' il mio cervello che era andato in letargo. Ora ogni giorno a casa cerco di recuperare la forma migliore. E mi piacerebbe tornare a guidare l’auto per essere più libero di muovermi, un po’ come quando usavo la moto".

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