"Sono state trovate migliaia di ossa quindi si ipotizza la presenza dei resti di qualche decina di persone. Ci sono ossa lunghe, piccole, alcune frammentate. Sono ammucchiate in una cavità di qualche metro cubo. Non ci aspettavamo così tante ossa". Lo dice Giorgio Portera, perito della famiglia Orlandi, al termine delle operazioni al Campo Santo Teutonico, in Vaticano, nell'ambito delle incombenze istruttorie del caso relativo alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Come indicato nel decreto del Promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano, le analisi riguardano due ossari individuati in un’area attigua alle tombe delle ottocentesche principesse Sophie von Hohenlohe e Carlotta Federica di Mecklenburg, aperte lo scorso 11 luglio e trovate vuote. Lo scavo dopo una la segnalazione anonima che indicava proprio lì il luogo della sepoltura della quindicenne sparita nel nulla nel 1983. "Ci sono anche ossa craniche, più o meno conservate, di soggetti adulti e non – aggiunge Portera – la datazione si potrà fare, anche se non dettagliata, ma servirà per capire se sono di qualche decina di anni fa o di centinaia. Il caso è aperto".

"Cosa sto pensando? Niente. Aspettiamo fino a quando non c'è un risultato. Attendiamo e vediamo cosa succede". Lo dice Federica Orlandi, sorella di Emanuela, dopo l'apertura dei due ossari. "È un'esperienza molte forte pensando che potrebbero essere le ossa di mia sorella", aggiunge.

“Noi vogliamo il dossier, chiediamo verità e giustizia. Se oggi non si troverà nulla nel cimitero noi continueremo. Emanuela Orlandi è diventata il simbolo di tutti gli scomparsi. Pietro (il fratello della 15enne cittadina vaticana scomparsa in circostanze mai chiarite il 22 giugno 1983) da luce a chi vive nella disperazione”. Così Sandro Masetti, Renata Grattoni e Cinzia Di Florio, tre amici di Pietro Orlandi e attivisti della pagina Facebook “petizione.emanuela@libero.it” arrivati in piazza del Sant’Uffizio per sostenere la ricerca della verità sul caso Orlandi. “Sono 36 anni che aspettiamo la verità – ribadisce Masetti – quando il Vaticano vede questa maglietta sulla quale è ritratta Emanuela, se deve senti’ male”.