Domenica 31 marzo 2020 tornerà l'ora legale. Le lancette verranno spostate in avanti di un'ora, dalle 2 alle 3 del mattino, per poi tornare di nuovo all'orario precedente, la cosiddetta ora solare, il prossimo 27 ottobre. E non sarà neppure l'ultima volta che effettueremo il cambio d'ora. L'Italia infatti ha detto di no all'abolizione del passaggio dall'ora solare a quella legale e viceversa. Lo ha comunicato a Bruxelles dopo che l'Unione europea aveva chiesto ai vari stati membri di prendere una decisione in merito entro e non oltre il prossimo aprile e a quanto pare Roma ha detto la sua: il governo italiano ha depositato a giugno una richiesta formale per mantenere intatta la situazione attuale senza variazioni e l'esecutivo Conte bis non ha ancora presentato eventuali modifiche al documento, chiamato tecnicamente "position paper", secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. E tre sarebbero i motivi alla base di questa decisione, che ha creato nell'ultimo periodo discussioni e polemiche.

I tre motivi del no al cambio d'ora legale

La prima motivazione evidenziata dal governo italiano nel position paper inviato a Bruxelles riguarda la "mancanza di una valutazione d’impatto dalla quale si possa evincere, in modo esaustivo, il quadro dei vantaggi e degli svantaggi". Non ci sarebbero, a detta di Roma, prove scientifiche che quei due piccoli cambiamenti di fuso orario possano davvero danneggiare l’equilibrio psico-fisico, nonostante gli specialisti di medicina del sonno abbiano affermato il contrario, come il professor Luigi Ferini Strambi, primario del Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, intervistato da Fanpage.it alla vigilia dell'ultimo passaggio da ora legale a ora solare. Il secondo motivo è di natura prettamente economica: grazie all’ora legale, che per sei mesi l’anno ci consente di accendere le luci un’ora dopo, l’Italia e gli italiani risparmiano soldi. Al paper depositato a Bruxelles il governo ne ha allegato un altro, preparato da Terna, il gestore dei tralicci dell’alta tensione, che quantifica questo risparmio in 100 milioni di euro l’anno. Infine, il terzo motivo è più generico e riguarda la possibilità che le "singole scelte degli Stati membri possano creare un mosaico di fusi orari, con il rischio di non garantire il corretto funzionamento del mercato interno". Si vorrebbe fare ordine, ma c’è il rischio di aumentare il caos. Per questo l’invito dell’Unione europea potrebbe non rispettare i "principi di proporzionalità e sussidiarietà".

Ora legale, cosa succede ora con il cambio

Dopo che l'Italia e gli altri Stati membri hanno depositato il documento in cui si esprime la posizione nazionale sull'argomento, e che si chiama "position paper", la palla passa di nuovo all'Unione europea. Nei prossimi mesi avverrà la discussione nelle sedi del Parlamento e della Commissione europea, anche se attualmente a Bruxelles la questione non è prioritaria, visto anche la tormentata formazione della squadra di Ursula von der Leyen. I Paesi del Nord sono apertamente contro l’ora legale perché da loro d’estate fa buio più tardi e non hanno bisogno di spostare le lancette in avanti per risparmiare sulle bollette. Erano stati proprio i cittadini di questi ultimi a rispondere il sondaggio nel quale veniva chiesto ai cittadini dell'UE se volessero o meno tenersi l'ora legale nel 2018. Quelli del Sud, come l’Italia, sono a favore del doppio fuso che abbiamo adesso perché ci fa guadagnare un’ora di luce nelle sere d’estate e ce ne fa recuperare un’altra nei mattini d’inverno. Ma la battaglia non è ancora finita e la decisione finale ancora non è stata presa. Il termine ultimo di presentazione delle varie posizioni è comunque fissato ad aprile 2020 e prima di allora tutto può ancora cambiare.