Omicidio Presta: il bimbo della vittima non era figlio di suo marito, Francesco Rosi
La richiesta di trasferimento agli arresti domiciliari avanzata dai legali di Francesco Rosi, arrestato per aver ucciso la moglie Raffaella Presta a Perugia con due colpi di fucile, è stata rigettata dai giudici Giuseppe Narducci, Luca Semeraro e Marco Verola. L'assassino aveva chiesto la scarcerazione e i domiciliari con il braccialetto elettronico: il suo legale aveva sostenuto che non sussistevano pericoli di reiterazione del reato in quanto l'obiettivo di Rosi era esclusivamente sua moglie, donna nei confronti della quale l'uomo covava una profondissima rabbia.
In particolare i difensori del killer avevano basato la loro richiesta sul fatto che il figlio di Raffaella Presta, non è “geneticamente figlio” di Francesco Rosi, circostanza che in qualche modo proverebbe che la donna tradiva suo marito. Il risultato dell'esame del dna eseguito sul figlio di Raffaella Presta, 6 anni, attraverso un campione salivare, in ottica difensiva dimostrerebbero infatti che l'assassino era infuriato con sua moglie: "Ipotizzare un pericolo di reiterazione criminosa di un gesto, seppur folle, ma caratterizzato da uno stato di ira certamente non riproducibile, appare davvero impossibile", ha scritto nella sua memoria difensiva il legale di Rosi.
Secondo l'avvocato, infatti, non è vero ciò che sostiene il gip, ovvero che l'uomo – se scarcerato – potrebbe rivolgere la sua violenza nei confronti di terzi, soprattutto verso l’uomo di cui sarebbe stata innamorata la moglie.