L'Italia ha chiesto alla Corte europea dei diritti umani il riesame del caso di Amanda Knox. Condannato per presunte violazioni del diritto alla difesa dell'americana assolta nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher, il nostro Paese ha chiesto alla Grande Camera (Grande Camera, la più alta carica del tribunale internazionale) di tornare a esprimersi sul caso. Nella sentenza con cui i giudici di  Strasburgo hanno condannato all'Italia, infatti, non ci sono conferme dei maltrattamenti subiti da Amanda durante l'interrogatorio ‘incriminato', quello del 6 novembre 2007. È la stata la stessa Corte, che ora dovrà pronunciarsi sulla sua decisione, a renderlo noto.

Ricapitoliamo i fatti. La notte del 1° novembre 2007 la studentessa inglese, Meredith Kercher (24 anni), viene uccisa con un coltello nella casa che condivideva con la coinquilina statunitense, Amanda Knox (20 anni), in via della Pergola, a Perugia. Immediatamente attenzionata, Amanda accusa prima il congolese Patrick Lumumba, proprietario del locale dove lavorava, poi viene lei stessa arrestata con l'accusa di omicidio in concorso con il fidanzato, Raffaele Sollecito, 23 anni, studente. Proprio durante i primi interrogatori andati in scena in quei giorni, sarebbero avvenute, secondo Amanda, le presunte violazioni dei suoi diritti, dall'assenza di un interprete che potesse tradurre nella sua lingua quanto detto dagli inquirenti, a quella di un legale che tutelasse la sua posizione. "Dicevano che mentivo, ero confusa e ho accettato di firmare la dichiarazione che accusava Lumumba (risultato totalmente estraneo ai fatti, ndr).

Il processo si è concluso con la sola condanna in via definitiva dell'ivoriano Rudy Guede, a 16 anni di carcere. Dopo l'assoluzione in Cassazione e il suo ritorno in America, Amanda Knox ha denunciato l'Italia alla Corte europea dei diritti umani per violazioni del diritto alla difesa. Amanda aveva chiesto 500mila euro per danni morali, 30mila per la procedura davanti alla Corte e più di 2 milioni di euro per le spese sostenute dalla sua famiglia per i processi. Il 24 gennaio 2019, la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia, riconoscendo alla Knox un risarcimento di 10mila e 400 euro per danni morali e 8mila per le spese legali.