“Non mi ritrovo più nel mondo di oggi”. Lascia 600mila euro alla comunità e poi si lascia morire nel fiume

Ha lasciato al Comune la casa e parte dei suoi risparmi, poi si è tolto la vita gettandosi nel fiume. È la scelta compiuta da Vittorio Varnier, 75 anni, residente nei pressi di Roncade, che nel suo testamento ha destinato all’amministrazione comunale l’appartamento in cui viveva e 150 mila euro, oltre a una quota del patrimonio complessivo stimato in circa 600 mila euro, con un vincolo preciso: devolvere le somme ad associazioni benefiche e centri per la lotta alle malattie.
Il corpo dell’uomo era stato ritrovato lo scorso settembre nelle acque del Musestre, sotto il ponte della Treviso Mare. A dare l’allarme era stato un passante. L’identificazione non era stata immediata: il cadavere, privo di documenti, presentava segni compatibili con il trascinamento in acqua. Solo grazie alle segnalazioni dei vicini, che non lo vedevano da giorni, gli investigatori sono risaliti alla sua identità.
Nell’abitazione di Biancade (frazione del comune trevigiano), sul tavolo della cucina, sono state trovate alcune buste e una lunga lettera con le volontà testamentarie. Varnier spiegava di aver maturato da tempo la decisione di “chiudere con la vita”, non per ragioni “economiche o sentimentali”, ma perché “non mi ritrovo più nel mondo di oggi, per il timore di ammalarmi e soprattutto per il non voler essere di peso a nessuno”.
Al Comune ha lasciato l’appartamento — definito da lui stesso “lasciato andare in malora” — e 150 mila euro, chiedendo in cambio che venissero anticipate le spese del funerale e garantita la manutenzione dei loculi di famiglia. Ha inoltre indicato l’ente, insieme al notaio, come esecutore delle sue disposizioni. Tra i beni citati compaiono anche “migliaia di fumetti di cui sono stato un assiduo lettore” e una “carabina regolarmente denunciata da consegnare ai Carabinieri di Roncade”.
Il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario. Durante la seduta del 26 gennaio, il sindaco Marco Donadel ha commentato a qdpnews.it: “Una vicenda che deve interrogarci e farci riflettere su quanto le persone sole possano trovarsi in difficoltà, senza che nessuno si renda conto dei segnali. Potevamo fare di più come amministrazione, come comunità e anche come singoli”.
E ancora: “È comunque una sconfitta per tutti noi, soprattutto il fatto che nessuno avesse percepito questo profondo malessere. Anche io ogni tanto lo incontravo in giro: una persona distinta, curata, dignitosa. Nulla che potesse far pensare a un epilogo del genere. A maggior ragione occorre riflettere sul bisogno di aiuto e vicinanza delle persone”.
Nel congedo finale della lettera, Varnier ha chiesto scusa “alle persone che verranno coinvolte nel mio caso e ai grattacapi che vi creerà”, augurando a tutti di “vivere in un mondo migliore rispetto a questo che sta impazzendo”, e ha espresso la volontà di essere cremato con dispersione delle ceneri.