Parlare di inclusione di persone con disabilità gravi, non solo fisiche ma anche cognitive, significa permettere loro di uscire dal nucleo familiare e provare a dargli un pezzetto di autonomia ma non solo. Anche la famiglia necessita di supporto per tirare qualche boccata d’aria ogni tanto, per quanto possibile, costruendosi un proprio spazio di minima libertà. Peccato che tutt’oggi la direzione più frequente continui ad essere quella dell’istituzionalizzazione delle persone con disabilità: niente spazi inseriti all’interno della società, di integrazione effettiva, bensì luoghi grigi come carceri che parlano solo di etichette, scompartimenti e “casi” da curare. Come se avere a cuore la dignità altrui fosse una richiesta troppo esigente.

Quando progetti come quello di Ciampacavallo, a Roma, vengono demoliti lasciando da soli decine di ragazzi e adulti in situazioni di difficoltà, si tratta di un sconfitta politica, economica, ma soprattutto culturale. Non riuscire a capire che negare una prospettiva di indipendenza è una violazione di quei diritti che un’Amministrazione responsabile dovrebbe garantire.

Ciampacavallo è un percorso nato nel 2009 grazie al centro socio-assistenziale (e non sanitario) Casa Ciampa, situato in via Appia Pignatelli, che offre attività riabilitative fondamentali per i suoi ospiti e la loro stabilità psichica, dalle 10:00 alle 18:00. Eppure dovrà chiudere presto. Lo scorso lunedì, infatti, la vicepresidente della Onlus Cristiana Paone ha comunicato a Comune, Regione, ASL e famiglie che anche la pet-therapy svolta al maneggio sarà interrotta. Me lo racconta Claudia Mangiapane, che nella Onlus Ciampacavallo ci lavora:

“Negli anni questa piccola oasi è diventata un vero e proprio centro diurno outdoor, probabilmente unico nel suo genere. Ecco, succede che qui, ragazzi considerati aggressivi, pericolosi e non in grado di lavorare portano avanti la fattoria insieme alle persone che la abitano. Ragazzi considerati un peso per la società vanno a cavallo, si occupano della manutenzione, fanno falegnameria, cuoio, giardinaggio e si prendono cura tutti i giorni degli animali.”

Ecco perché quando a simili realtà non viene permesso di continuare manca l’aria, nel vero senso della parola, la più aperta e sconfinata. Si ritorna improvvisamente di cento passi indietro, a quella medicalizzazione di chi fatica a trovare un proprio posto nel mondo eppure dovrebbe essere spinto verso un ruolo socialmente riconosciuto di cittadino.

“Non ci vengono più erogati i fondi necessari a portare avanti i progetti. Stiamo andando avanti con le ultime fatture di dicembre.” spiega proprio Cristiana Paone a RomaToday. È necessaria una somma di circa 23.000 euro all'anno per ogni utente se si vuole garantire un educatore a testa per fare assistenza. “Possiamo resistere al massimo fino al 15 marzo, poi non avrò le disponibilità per pagare gli operatori.”

Quei finanziamenti sono arrivati fino al 31 dicembre 2019 dalla ASL Roma 2, dopodiché sarebbero dovuti provenire dal bilancio regionale ai Comuni, dai quali poi sarebbe partito il trasferimento alle strutture. Ma ancora si sta aspettando, in un rimpallo di competenze e responsabilità che ha del ridicolo sebbene non sia un caso isolato, riflettendo una modalità ricorrente nel nostro Paese. Mentre non aspettano il tempo e le necessità di chi si è ridotto a chiedere favori per ciò che dovrebbe essere scontato e normale.

“Gli interventi indicati in oggetto sono finalizzati alla cura di disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, motiva e relazionale e di competenza sanitaria, pertanto non rientrano tra le competenze del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale” sostiene Raffaella Modaferri, direttrice del dipartimento Politiche Sociali, in una nota del 2 gennaio inviata ad ASL e regioni. E poi prosegue: “L'autorizzazione al funzionamento del Centro diurno Indoor Casa Ciampa da parte del VIII Municipio, indicata nella Vs nota suindicata, non giustifica l'erogazione diretta di finanziamenti, i quali vengono stanziati esclusivamente a seguito di procedure di gara aperte a tutti gli organismi idonei”.

Insomma, Casa Ciampa può continuare a vivere solo se dimostra di meritarselo vincendo un bando di gara, dopo essersi iscritti al registro per case famiglie e centri residenziali per disabili e anziani del Campidoglio. Una procedura che richiede almeno sei mesi, decisamente troppi per ribadire un merito che da dodici anni è sotto gli occhi di tutti. Intanto sei famiglie aspettano risposte e certezze: sei famiglie con una quotidianità, organizzazione, serenità ed equilibri che verranno presto stravolti se nessuno tutelerà questa eccellenza.

Tutto questo nella Capitale che promette di restare accanto ai cittadini, sempre e comunque, ascoltando le loro richieste e intervenendo laddove sia necessario. Peccato che la burocrazia abbia sempre il braccio più di ferro, e allora noi resistiamo ricordando che Casa Ciampa è la casa di tutti noi, perché la conquista della "normalità" sarà sempre il primo mattone di una società civile.

AGGIORNAMENTO:

È arrivata la marcia indietro sulle erogazione dei fondi: dato che Roma Capitale è stata sollevata dall'incarico, sarà compito delle ASL salvare le decine di realtà socio-assistenziali a carattere non sanitario, stanziando circa otto milioni di euro dai fondi del bilancio regionale. Tra i beneficiari, anche il maneggio di Ciampacavallo Onlus, che potrà così proseguire la pet-therapy all'aperto!