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Negano un bicchiere d’acqua al tavolo, la Cassazione dà ragione all’esercente: l’esperto spiega come comportarci

L’avvocato Giuseppe Di Palo ci spiega cosa accade quando al ristorante ci “costringono” a bere solo acqua minerale. Quali sono i nostri diritti?
Intervista a Giuseppe Di Palo
Avvocato, tiktoker noto per le "pillole" che pubblica sul social network
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La semplice richiesta di una turista di avere un bicchiere di acqua del rubinetto al ristorante di un hotel a cinque stelle sulle Dolomiti si è conclusa con una sentenza della massima Corte italiana, la quale ha stabilito che ricevere acqua del rubinetto non è un diritto del consumatore, mettendo fine a una lunga e costosa odissea legale.

Il caso risale al 2019, quando la donna trascorse una settimana di vacanza tra Natale e Capodanno in un hotel a cinque stelle nella località sciistica di Corvara, provincia di Bolzano. La turista soggiornava con la formula della mezza pensione, che includeva la cena ma escludeva le bevande. La donna aveva chiesto ripetutamente dell'acqua del rubinetto durante i pasti, offrendosi persino di pagarla. La richiesta le è stata però rifiutata e la donna è stata costretta a pasteggiare con acqua minerale a dieci euro al litro. Da questo episodio è partita una vicenda legale che, arrivata in Cassazione, ha dato ragione all'esercente: il ristorante non aveva nessun obbligo di assecondare le richieste della cliente.

Fanpage.it ha chiesto un parere legale all'avvocato Giuseppe Di Palo, tiktoker noto per le "pillole" che pubblica sul social network, sulle ripercussioni concrete che questa decisione avrà nella quotidianità dei consumatori: "Sul piano pratico nessuna novità: la sentenza fotografa il diritto vigente, non lo crea. Il consumatore italiano resta libero di chiedere l'acqua di rete, ma il gestore resta libero di rifiutare. L'unico effetto reale è il consolidamento di un orientamento che, a parità di norme, scoraggerà future cause analoghe".

L'avvocato, in merito al fatto che potrebbe sembrare un acquisto forzato non poter utilizzare l'acqua della rete idrica al ristorante, ha aggiunto: "Solo se il cliente la consuma senza essere stato informato che è a pagamento, o se non gli sono state offerte alternative chiaramente esposte nel listino: in tal caso si configurerebbe una pratica commerciale scorretta. Se invece il listino è trasparente e l'acqua minerale è dichiaratamente l'unica opzione disponibile, il cliente è libero di non aprirla e nessun ‘acquisto forzato' sussiste".

A questo punto qualcuno potrebbe pensare di portarsi l'acqua da casa, ma il legale avverte: "No: il ristoratore può legittimamente vietare il consumo di alimenti e bevande ‘esterni' nel proprio locale, in forza della propria autonomia organizzativa. Le armi reali del cliente sono tre: chiedere preventivamente il listino completo, rifiutare le bottiglie non ordinate e – in caso di prezzi non esposti o pratiche opache – segnalare agli enti preposti".

Come comportarsi per non violare la legge? "La legge non la viola il cliente, ma semmai il gestore non trasparente: al consumatore basta informarsi prima di ordinare e leggere il menù. Nessuna sanzione penale o civile può colpire chi semplicemente chiede l'acqua di rete e si vede rifiutare; al massimo paga ciò che ordina. La vera regola d'oro è contrattuale: chiarire all'ingresso cosa è incluso, evitando sorprese a fine pasto", ha concluso l'avvocato.

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