Morte di Giovanni Ferri a Garlasco, la moglie presenta denuncia: cosa ancora non torna sul suicidio di 16 anni fa

Immagine
Immagini del programma Mattino 5: a sinistra dove è stato trovato il corpo, a destra la moglie della vittima
La moglie di Giovanni Ferri, l’ex meccanico trovato morto il 22 novembre 2010 in via Mulino a Garlasco con la gola tagliata e i polsi recisi, ha presentato denuncia in cui ha chiesto ai magistrati di indagare per omicidio volontario contro ignoti.

Si potrà tornare a indagare sulla morte di Giovanni Ferri, l'ex meccanico trovato morto il 22 novembre 2010 in via Mulino a Garlasco con la gola tagliata e i polsi recisi. La moglie, tramite il suo avvocato Fabrizio Gallo, ha presentato ieri 21 settembre in Procura una denuncia in cui ha chiesto ai magistrati di indagare per omicidio volontario contro ignoti. A dare per prima la notizia è stata la trasmissione "Mattino Cinque".

Il caso poco dopo l'accaduto era stato archiviato come suicidio. La moglie fin da subito non ci aveva però creduto chiedendo che venissero fatte altre indagini e questa volta ipotizzando il reato dell'omicidio. Ma per 16 anni il fascicolo non è stato mai più aperto. Ora tutto cambia. Ma quali sono i dubbi dietro alla morte di Giovanni Ferri che ha sollevato la moglie in questi anni?

La donna aveva raccontato che il giorno della tragedia il marito era uscito di casa per andare al solito bar di largo Primo Maggio di Garlasco. Da qui però non era più tornato e così era stato lanciato l'allarme alle forze dell'ordine che lo hanno trovato poco dopo in una stretta intercapedine al civico 9 di via Mulino. Per lui non c'era più nulla da fare. Aveva i polsi tagliati e per questo probabilmente si è pensato subito al suicidio. Ma "mio marito non faceva mai quella via", aveva sempre ripetuto.

I dubbi erano sorti anche per l'oggetto utilizzato per il suicidio. Infatti di fianco al cadavere era stato trovato un coltello, ma la moglie di Giovanni Ferri aveva sempre ribadito che non mancavano coltelli da casa. Non solo: il marito non aveva mai dato segni di depressione o di altre patologie e disturbi che lasciassero pensare a un rischio simile. Insomma, non c'erano campanelli d'allarme. Per questo ha sempre chiesto di indagare per omicidio.

"Non hanno investigato, hanno chiuso tutto lì. Come se volessero chiudere tutto in fretta", si era sfogata così la donna. Ora le indagini potrebbero riaprirsi, questa volta per omicidio.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views