Garlasco, si indaga per l’omicidio di Giovanni Ferri: il caso affidato agli stessi investigatori di Chiara Poggi
La Procura di Pavia ha riaperto il fascicolo sulla morte di Giovanni Ferri, il meccanico che nel 2010 era stato trovato morto in un’intercapedine di via Mulino a Garlasco. A suo tempo le indagini si erano concluse con una archiviazione per suicidio, ma la moglie non aveva mai creduto alla versione degli inquirenti. Ora invece la Procura ha ipotizzato il reato di omicidio volontario e l’inchiesta molto probabilmente sarà affidata ai carabinieri del reparto operativo di Milano. Si tratta della stessa Procura e degli stessi carabinieri che dall'inizio del 2025 sono tornati a indagare sul delitto di Chiara Poggi. E per questo resta da farsi una domanda: c'è un possibile collegamento tra l'omicidio nella villetta di via Pascoli e l'ipotesi di omicidio in via Mulino di tre anni dopo? Al momento non è emerso alcun elemento, ma a breve potrebbero partire nuovi accertamenti.
La riapertura del fascicolo arriva dopo che lo scorso mese la vedova di Ferri, Gabriella Conti, e il suo avvocato Fabrizio Gallo avevano presentato un esposto in Procura a Pavia facendo un elenco di ciò che non torna nella tesi di suicidio sostenuta dall'allora Procura di Vigevano. La moglie di Giovanni Ferri infatti aveva sempre sostenuto che suo marito era abitudinario: la mattina usciva per andare nel bar di Garlasco ma non tornava mai dalla zona in cui è stato trovato il corpo. Così come l'uomo non aveva mai manifestato segni che avrebbero potuto far pensare al suicidio. Non solo, di fianco al cadavere era stato trovato un coltello, ma la moglie aveva sempre ribadito che non mancavano coltelli da casa. Dove avrebbe quindi potuto prendere quel coltello? Per l'avvocato della famiglia – che tra i suoi consulenti ci sono un criminologo, un genetista e un medico legale – si dovrà procedere a fare chiarezza proprio facendo considerazioni di vario tipo sul coltello e sui fazzoletti sporchi di sangue trovati vicino al cadavere di Giovanni Ferri. In più occasioni la moglie di Giovanni Ferri aveva ribadito che subito dopo la tragedia "non hanno investigato, hanno chiuso tutto lì. Come se volessero chiudere tutto in fretta". Ma cosa si sa con certezza di quanto accaduto a Giovanni Ferri?
Il 22 novembre 2010 Giovanni Ferri era uscito di casa per andare al solito bar di largo Primo Maggio di Garlasco. Poi di lui si sono perse le tracce. Solo sei ore dopo è stato ritrovato da una ragazza di 17 anni rannicchiato in una stretta intercapedine al civico 9 di via Mulino. Era già morto: aveva i polsi tagliati e di fianco al corpo c'era un coltello. Certo è che il caso di Giovanni Ferri rientra nelle morti avvenute a Garlasco e che più volte c'è chi si è chiesto se avessero un collegamento tra di loro. Dopo l'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, i suicidi sono quattro: il primo nel 2010 (il caso di Ferri appunto, su cui ora si indaga per omicidio), poi uno nel 2011 e altri due nel 2015 e nel 2016. A insospettire è che tutti sono avvenuti a Garlasco a distanza di pochi anni l'uno dall'altro.