Giovanni Ferri morto a Garlasco, dopo 16 anni ok alle analisi genetiche. L’avvocato Gallo: “Dimostreremo l’omicidio”

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Fabrizio Gallo con il suo assistito Massimo Lovati.
L’avvocato Fabrizio Gallo annuncia a Fanpage.it: “Oltre alle analisi genetiche sui reperti, faremo una ricostruzione 3D degli ultimi istanti di vita di Giovanni Ferri per dimostrare che è stato ucciso”.

La Procura di Pavia è intenzionata ad andare avanti nelle indagini sulla morte di Giovanni Ferri, l'88enne trovato morto a Garlasco il 22 novembre 2010. Il procuratore Fabio Napoleone, dopo aver riaperto il fascicolo su impluso dell'avvocato Fabrizio Gallo, legale della vittima, ha infatti deciso di disporre le analisi genetiche sul manico del coltello e sui fazzoletti intrisi di sangue ritrovati accanto al corpo dell'uomo. "Avevo fatto io questa richiesta – spiega Gallo a Fanpage.it – Mi sembra molto strano che venga svolta a 16 anni dalla morte di Ferri, questa è una di quelle di quelle cose di cui non ci si riesce a spiegare della giustizia italiana".

Lo scorso 22 settembre la moglie di Giovanni Ferri, meccanico in pensione trovato morto in un'intercapedine di via Mulino a Garlasco, aveva presentato una denuncia alla procura della Repubblica per spiegare quello che, a suo dire, ancora non tornava nella morte del marito, ritenuta dalla giustizia italiana un suicidio. Il 24 ottobre il procuratore Napoleone e il suo aggiunto Stefano Civardi hanno deciso di dare seguito a quella denuncia e riaprire il caso, affidandone nuovamente le indagini al Nucleo operativo di Milano e non a quello di Pavia. La stessa decisione che i due PM hanno fatto per la riapertura del caso sull'omicidio di Chiara Poggi.

A 6 giorni di distanza dalla riapertura ufficiale del caso Ferri, la procura ha già disposto le analisi genetiche sul manico del coltello e sui fazzoletti intrisi di sangue ritrovati accanto al cadavere e che, all'epoca, non furono analizzati. Interpellato da Fanpage.it, l'avvocato Gallo ha confermato: "Ieri sono stato in Procura perché finalmente, dopo 16 anni, sono stati disposti i doverosi accertamenti". E poi aggiunge: "Perché tanti errori? Perché tante omissioni? Perché anche il medico legale, Bruno Baldardini, lo stesso che ha fatto la perizia necroscopica su Chiara Poggi, ha chiuso in maniera così veloce e, a mio avviso, approssimativa questo caso, che da subito sembrava essere tutto ma non un suicidio?".

Per Gallo le prove del fatto che quello di Ferri non fosse un suicidio sono in particolare due: "Le ferite sul corpo dell'uomo e la mancanza degli schizzi di sangue sui muri dove è stato ritrovato il cadavere. Schizzi che ci sarebbero dovuti essere visto che aveva entrambe le giugolari recise". Ed è proprio in virtù di quest'ultimo aspetto che Gallo annuncia a Fanpage.it i prossimi passi: "Stiamo preparando, con un nostro consulente, una ricostruzione in 3D su quanto è accaduto a Giovanni Ferri, ricostruendo minuto per minuto e attimo per attimo le fasi dell'omicidio avvenuto fuori dall'intercapedine, nella quale poi è stato buttato per essere per nascondere il corpo".

Nei prossimi giorni sarà quindi presentata anche questa ricostruzione alla procura e poi: "Aspettiamo fiduciosi, per fortuna almeno uno degli undici casi chiusi troppo velocemente a Garlasco si riapre e di questo la famiglia è molto contenta", conclude Gallo. Il riferimento è una serie di suicidi che, secondo alcuni, sarebbero sospetti, ma che finora la giustizia ha sempre ritenuto, appunto, soltanto suicidi. Intanto la Procura di Pavia a guida Napoleone-Civardi ha riaperto anche un fascicolo su un suicidio avvenuto a Mortara nel 1987, sostenendo che fosse un'aggressione violenta. E quindi un altro omicidio.

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