Francesco Ancona morto a Mortara nel 1987, la svolta nella consulenza: “Non fu suicidio, ma aggressione violenta”

Immagine
Francesco Ancona
La consulenza autoptica curata dalla professoressa Cristina Cattaneo ha stabilito che Francesco Ancona era stato avvelenato, colpito con un oggetto contundente e investito con una betoniera. Il 48enne, trovato morto a Mortara (Pavia) l’11 febbraio 1987, non si sarebbe dunque suicidato, ma sarebbe stato ucciso. Sono indagati la moglie dell’operaio e il presunto sicario.

Francesco Ancona non si è suicidato, ma è stato ucciso con diversi colpi inferti "con un corpo contundente, cosparso di benzina e infine investito con una betoniera". È quanto emerso dalla consulenza autoptica che la Procura di Pavia ha affidato alla professoressa Cristina Cattaneo. L'operaio 48enne era stato trovato morto a bordo strada a Mortara (in provincia di Pavia) l'11 febbraio 1987. Gli accertamenti investigativi ipotizzarono che si fosse fatto travolgere volontariamente da un camion, ma nel 2024 il caso è stato riaperto e ora la vedova 76enne, Giovanna Navarra, e il presunto sicario, Domenico Scarfò, sono accusati di omicidio.

Le indagini sono state riaperte nel 2024 a seguito della trasmissione di elementi acquisiti in un altro procedimento a carico della 76enne. La donna, infatti, era stata accusata di aver tentato di uccidere il figlio attraverso un sicario, il quale però si sarebbe tirato indietro all'ultimo momento (entrambi sono stati assolti perché "il fatto non sussiste"). Una volta ricevuti i documenti dalla Procura di Trapani nel settembre del 2024, quella di Pavia ha ordinato la riesumazione della salma di Ancona, custodita nel cimitero di Castellammare del Golfo (in provincia di Trapani) dove appunto vive la 76enne. Gli inquirenti hanno poi conferito l'incarico di eseguire una consulenza autoptica alla professoressa Cattaneo e i risultati sembrerebbero confermare la tesi della Procura: Francesco Ancona è stato ucciso.

Le prime indagini sulla morte di Ancona si erano concluse con gli investigatori che avevano ipotizzato che il 48enne fosse in uno stato depressivo e che l'11 febbraio 1987 si fosse fatto travolgere volontariamente da un camion lungo la strada che da Mortara, dove viveva, porta a Ceretto. Già in quegli anni i tre figli della vittima avevano sollevato sospetti sulla ricostruzione della Procura, sottolineando anche che quel camion non è mai stato rintracciato. Tuttavia, il fascicolo venne archiviato come suicidio.

La consulenza della professoressa Cattaneo, però, avrebbe scoperto tracce di benzina sul corpo e sugli indumenti di Ancona, come se qualcuno avesse tentato di bruciarlo per sbarazzarsi del cadavere. Il 48enne aveva il cranio fratturato e, secondo la perizia, quelle ferite sarebbero state provocate da diversi colpi inferti con un oggetto contundente. Infine, l'operaio non avrebbe sofferto di depressione, tuttavia negli ultimi giorni di vita sarebbe risultato più debole del solito. L'ipotesi, dunque, è che sia stato anche avvelenato.

"La causa della morte non è ascrivibile a suicidio, bensì a una violenta aggressione ad opera di terzi", ha dichiarato il procuratore capo Fabio Napoleone della Procura di Pavia in una nota. Il movente è ancora in fase di valutazione, anche se si pensa che Ancona possa aver scoperto una relazione extraconiugale della moglie. Le indagini, comunque, al momento vedono indagati la vedova del 48enne e il presunto sicario e presto verranno chiuse.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views