Garlasco, gli atti del 2010 sulla morte di Giovanni Ferri: il coltello in mano e il sangue nel cunicolo
Il sangue, nel cuniculo in cui fu trovato il corpo di Giovanni Ferri, c'era. E, stando a quanto rilevato dai primi carabinieri intervenuti sul posto, era anche una "consitente macchia". Tanto che gli stessi, onde evitare di compromettere la scena, hanno deciso di non entrare in quell'intercapedine e aspettare il nucleo operativo proveniente da Vigevano. Non solo: "Il cadavere impugnava nella mano sinistra un coltello da cucina sporco di sangue". Quel coltello è stato acquisito e consegnato all'autorità giudiziaria già a suo tempo, insieme al fodero "intriso di sangue su entrambi i lati, riportante stampato su di un lato un codice a barre".
È quanto emerge dalla documentazione dell'epoca, che Fanpage.it ha potuto visionare, sulla morte dell'88enne avvenuta a Garlasco il 22 novembre 2010 e di cui ora si è tornata a parlare in virtù di un non meglio precisato collegamento con il delitto di Chiara Poggi. Di sicuro c'è solo che l'attuale procuratore di Pavia Fabio Napoleone ha deciso di riaprire anche questo fascicolo, ipotizzando un omicidio. Venerdì scorso sono stati disposti gli accertamenti genetici sul coltello e sui fazzoletti di carta ritrovati accando al cadavere. E l'avvocato Fabrizio Gallo, che assiste la vedova di Ferri, ha annunciato una ricostruzione in 3D degli ultimi istanti di vita dell'uomo per dimostrare che si tratti di omicidio e non di suicidio. La famiglia, infatti, sostiene che all'epoca le indagini non furono fatte a dovere.
Quando gli ufficiali di polizia giudiziaria sono intevenuti in Via Mulino, subito dopo aver ricevuto, alle 15,30, la telefonata che li avvisava di "un corpo all'interno del "corridoio" chiuso compreso tra le mura dell'immobile e le mura dell'immobile limitrofo" trovavano il "corpo di un uomo con i piedi in direzione del varco di accesso e la testa verso il fondo del cunicolo", subito identificato come Ferri, grazie al fatto che addosso aveva il suo portafoglio con dentro i documenti d'identità. Alle ore 16,20 il Procuratore della Repubblica, il dottor Alfonso Lauro, era già informato di tutto e, dopo le 17, disponeva "la rimozione della salma e il trasporto della stessa presso l'Istituto di Medicina Legale di Pavia a disposizione per il successivo esame autoptico".
Nel frattempo i carabinieri di Garlasco hanno fatto quello che andava fatto: si sono recati a casa di Ferri per informare la moglie, "impossibilitata a muoversi in quanto affetta da grave patologia agli arti inferiori". Nel colloquio con la donna, questa riferiva ai militari che "alle ore 09.30 circa, il marito usciva di casa per consentire alla donna delle pulizie di lavorare, e che non faceva rientro per pranzo". La moglie a quel punto incaricava una persona di fiducia di cercare il marito in paese "ma le ricerche non avevano esito positivo, senza che la cosa destasse preoccupazione in quanto sicura che sarebbe tornato a casa alle ore 17.30 come altre volte accaduto". Anche di questo dialogo fra la vedova e i carabinieri è stata notiziata formalmente l'autorità giudiziaria.
È in quel momento che gli investigatori costatano che "nel cassetto del cucina contenente le posate constatando che non vi era un set di coltelli "completo", bensì erano tutti di fogge". Un accertamento utile per capire se quello impugnato da Ferri poteva essere stato preso o meno da casa. Circostanza di cui è stata correttamente informata la procura, anche tramite relazione scritta, già lo stesso giorno del ritrovamento del cadavere. Nessuna perquisizione, quindi, e soprattutto nulla di segreto. Ma un semplice accertamento, nell'immediatezza dei fatti, rientrato nel fascicolo d'indagine. Un fascicolo che, effettivamente, in questi 16 anni è andato perduto, probabilmente quando la procura di Vigevano è stata chiusa e accorpata a quella di Pavia. E che oggi il procuratore Napoleone ha ricostruto, decidendo di riaprirlo con l'ipotesi di omicidio.