Opinioni
11 Ottobre 2021
18:59

Montemagno e il problema degli uomini con la parola “scusa”

Il video di scuse con cui il divulgatore Marco Montemagno si scusa per alcune frasi sessiste è peggio delle frasi sessiste stesse: perché offre visibilità dall’alto del suo potere e detta le condizioni per dialogare con lui. Tutto, ovviamente, per evitare di veder crollare il numero di follower. Quasi quasi, meglio un misogino dichiarato di un finto femminista.
A cura di Maria Cafagna

Nel celebre e ormai vintage telefilm Happy Days il personaggio di Fonzie, il bullo dal cuore d’oro, aveva un tallone d’Achille mica da ridere: non riusciva a dire la parola “scusa”. Era più forte di lui, quando si trattava di scusarsi iniziava a tartagliare, sudava freddo, la gente attorno a lui doveva fargli coraggio mentre in sottofondo partivano gli applausi finti. Che fosse un problema molto sentito ce lo conferma Elton John con la sua celebre “Sorry seems to be the hardest word”, una ballata dai toni melanconici in cui la persona amata proprio non si capacita del perché il suo amore non venga corrisposto per poi arrivare a dare ragione al personaggio di Fonzie sulla difficoltà di chiedere scusa.

Le scuse sono state per tanto tempo associate a un’ammissione di debolezza e per questo negli anni è stato insegnato a molti ragazzi a non farlo, perché i deboli sono perdenti e nessuno vuole essere perdente. In realtà chi ammette un errore è spesso una persona che ha preso consapevolezza di sé e di un suo limite ed è il primo passo per approntare un piccolo o grande miglioramento nella propria vita. Per questo quando ho visto che Marco Montemagno aveva realizzato un video di scuse sono stata molto contenta e sono corsa a guardarlo.

Montemagno è un divulgatore molto popolare sui social e in particolare su Youtube e nei giorni scorsi era finito al centro dell’attenzione per un video in cui “invitava” le ragazze a non mostrarsi su Tik Tok. Il video, che poi è stato cancellato dallo stesso autore, è stato poi ripreso dall’attivista Valeria Fonte che ha risposto a tono a Montemagno che ha avuto la brillante idea di commentare: “Appena ho una presa di posizione pubblica te lo comunico con raccomanda (sic) con ricevuta di ritorno. Nel frattempo chiudi le gambe che fa freddo :)”. Non si tratta dunque di una dichiarazione rubata o di un tweet scritto a caldo, ma di un video realizzato, postato, tolto e commentato con l’intento di bollare le ragazze che si mostrano sui social con toni da bullo.

Mentre l’indignazione per la sua uscita aumentava e i follower scendevano, Montemagno ha realizzato un video per spiegare la sua tanto attesa “presa di posizione pubblica”. Il video si apre con un Marco Montemagno afflitto, la fronte aggrottata e lo sguardo rivolto verso il basso (in segno di penitenza?) che si scusa per le sue parole. La colpa, secondo Monemagno, sta nei suoi bias di uomo di cinquant’anni cresciuto negli anni settanta che si ripromette di leggere e di approfondire, come dice indicando i tanti libri alle sue spalle. Fino a qui tutto più o meno bene: abbiamo superato il trauma di Fonzie che ha insegnato ai tanti piccoli bambini all’ascolto che chiedere scusa era impossibile.

E invece no.

Il video prosegue con Montemagno che rialza la testa per ricordarci che lui ha milioni di persone che lo seguono e che ha deciso di fare qualcosa con la sua visibilità perché non ha senso scusarsi “se poi uno non fa niente”. E quindi cosa farà Montemagno? Devolverà dei soldi a un centro anti-violenza? A un’associazione benefica? Non toccherà più questi argomenti se non adeguatamente preparato?

Macché. Organizzerà “conversazioni con donne, persone, che ne sappiano di questi temi e possano parlarne nel modo giusto”. E chi meglio di lui in effetti. Però, perché c’è sempre un però, la donna o la persona che avrà l’onore di parlare ai follower di Marco Montemagno dovrà farlo “senza estremismi, luoghi comuni”. “Posso amplificare una voce femminile – continua Montemagno – che spesso non è ascoltata o è fraintesa” e noi donne, anzi, voci di donne come direbbe la straordinaria Emanuela Fanelli, dovremmo essere grate, ma che dico grate, di più, onorate di ricevere lo spazio concessoci dalla stessa persona che ha detto in un video: “Immagina quando poi cazzo crepi e sulla tua lapide c’è scritto “Eh come faceva vedere le pere su TikTok era da numero uno””.

Quello di Montemagno non è un video di scuse, ma l’ennesimo tentativo di rimettersi al centro, di ristabilire le gerarchie – “ho milioni di persone che seguono i miei contenuti” – e mettere in chiaro ancora una volta chi ha il potere, cioè lui, che infatti concede i suoi spazi come parziale ammenda delle sue nefandezze. Già perché non occorre aver letto Simone de Beauvoir per sapere che non bisogna rivolgersi a delle ragazze usando certi temi, non bisogna avere un dottorato in Studi di Genere per capire dove e quando fermarsi quando si commentano le scelte di una donna, occorre un minimo di buona educazione e un briciolo di buon senso.

Ma ciò che ci ricordano episodi come questo è che ancora oggi gli uomini maschi, etero, cisgender con il potere (già, perché il femminismo si interseca anche con altre istanze come la lotta di classe) si sentono invincibili e godono di un senso di impunità tale da permettergli di dire ciò che vogliono, tanto potranno sempre appellarsi alla dittatura del politicamente corretto per uscirne puliti. Oppure, alla peggio, potranno ricorrere a un video di scuse. Fa niente se sono finte, tanto qualcuna che ci cascherà per avere un po’ di visibilità ci sarà sempre. Ecco, io spero che nessuna colga l’appello di Marco Montemagno: bisogna stare alla larga da chi si finge dalla nostra parte, sono peggio dei misogini dichiarati. Vi dirò, quasi meglio il video sincero sulle pere che un video finto di scuse.

Maria Cafagna è nata in Argentina ed è cresciuta in Puglia. È stata analista di TvTalk e oggi lavora come consulte politica e per la televisione. Vive e lavora a Roma.
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