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Monopoli, aggredisce ex compagna e confessa: “Tante coltellate, spero sia morta. Ora mi ammazzo”

Il 35enne Giuseppe Ambroiola ha colpito la compagna, la coetanea Addolorata Colavitto, con una ventina di fendenti. Poi è fuggito e ha chiamato il proprio datore di lavoro: “Ora mi ammazzo”. I carabinieri lo hanno fermato. La donna è in condizioni disperate all’ospedale di Bari. I due hanno un bimbo, che ha 3 anni.
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A cura di Biagio Chiariello
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Il luogo dell'aggressione
Il luogo dell'aggressione

"Ho accoltellato la mia compagna. Le ho dato tante coltellate che spero sia morta. Io poi mi ammazzo". Queste le parole che Giuseppe Ambriola, il 35enne di Conversano, ieri protagonista a Monopoli di una violenta aggressione ai danni della ex compagna, la coetanea Addolorata Colavitto, ha detto al datore di lavoro nei momenti successivi al tentativo di femminicidio. Quando i carabinieri lo hanno poi fermato, ha ammesso: "Ho fatto una cazzata".

Ambriola ha accoltellato la donna con cui aveva avuto una relazione e un figlio che ha 3 anni. Ora si trova in stato di fermo per tentato omicidio. Addolorata, giunta in codice rosso all’ospedale San Giacomo di Monopoli, è stata trasferita con urgenza al Policlinico di Bari. È in condizioni disperate dopo essere stata trafitta una ventina di volte dall'uomo.

"Mi ha rovinato la vita", ha scritto il 35enne in un biglietto lasciato alla sua ex suocera. Perché era convinto che la ex, sua coetanea e impiegata in una azienda agricola, lo tradisse. La loro relazione avevano cominciato a deteriorarsi dopo la nascita del piccolo, nel 2020. Numerosi i litigi con lei che lo aveva denunciato per maltrattamenti e atti persecutori. Pare che la donna andasse in giro con un matterello, proprio per la paura di possibili azioni dell'ex nei suoi confronti.

Dopo l'aggressione, Ambriola ha vagato senza meta per diversi minuti. In quei frangenti ha chiamato il suo superiore e ha detto di volersi suicidare. Non lo ha fatto perché i carabinieri sono riusciti a geolocalizzarlo attraverso lo smartphone e a bloccarlo. Ai militari ha detto che si sarebbe consegnato spontaneamente solo se gli fosse stato assicurato che il figlio avuto dalla vittima sarebbe stato tolto alla madre.

Gli investigatori coordinati dalla procura di Bari, la cui ricostruzione è stata supportata da testimoni e conoscenti, hanno spiegato che Ambriola aveva preparato tre brevi lettere: per la madre della ex, per i suoi genitori e per il bambino avuto con Addolorata, di appena tre anni. In quella a suo padre e sua madre dice che la vittima "non meritava di vivere", che era la donna che "non dovevo amare" e che lui non è "mai stato pazzo".

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