Dopo cinque settimane l'indice RT, cioè l'indice di trasmissibilità del virus, è tornato sotto l'1, vale a dire sotto la soglia considerata a rischio, a livello nazionale. È quanto emerge dalla bozza dell'ultimo report con il monitoraggio settimanale della situazione epidemiologica in Italia realizzato da Istituto superiore di Sanità e Ministero della Salute. Nello specifico, l’indice di contagiosità è stato fissato a 0,97 nella settimana fra il 11 gennaio al 17 gennaio . Solo venerdì scorso era arrivata a quota 1,09. Probabilmente si assiste all'effetto di riduzione dei contagi delle chiusure del periodo natalizio, quando tutto il Paese è stato quasi sempre zona rossa. Si tratta di un dato molto importante, dal momento che insieme a quelli regionali porterà ai consueti ed eventuali cambi di colore, che dovrebbero essere annunciati nelle prossime ore. Tuttavia, si legge nel documento, è ancora "una fase delicata con un rapido aumento dei casi possibile senza misure".

L'elenco delle Regioni e province autonome a rischio

Secondo il monitoraggio si osserva un miglioramento del livello generale del rischio legato alla frutta pandemia, sebbene siano ancora nove le Regioni e province autonome a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile o ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane. Complessivamente, sono quattro le Regioni/Ppaa con una classificazione di rischio alto (contro le 11 della settimana precedente), 11 con rischio moderato (di cui cinque ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e sei con rischio basso. Due di queste, e cioè la Sicilia e Puglia, hanno un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore, compatibile quindi con uno scenario di tipo 2. Le altre hanno un Rt puntuale compatibile con uno scenario tipo uno. Un capitolo a parte è dedicato anche a Umbria e provincia autonoma di Bolzano per le quali, avvertono gli esperti, "bisogna adottare specifiche misure".

I dati sull'incidenza

Anche per quanto riguarda i dati relativi all'incidenza dell'infezione, si registra negli ultimi 14 giorni una lieve diminuzione a livello nazionale, con 339,24 casi per 100.000 abitanti contro i 368,75 per 100.000 abitanti delle due settimane precedenti. Numeri in miglioramento ma ancora lontani dalla soglia di 50 casi ogni 100.000 abitanti fissata dagli esperti per testimoniare il controllo della pandemia. "Sebbene – si legge nel documento – questa settimana il dato di incidenza settimanale non sia pienamente confrontabile con la settimana scorsa (estensione dal 15/1/2021 della definizione di caso a test antigenici rapidi secondo i criteri definiti nella circolare del'8 gennaio 2021), il fatto che sia in diminuzione anche tenendo conto dei casi diagnosticati anche con test rapido antigenico è un segno di miglioramento epidemiologico".

La pressione sugli ospedali

Si osserva inoltre una "diminuzione del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile nel Paese dovuta principalmente ad una diminuzione della probabilità di trasmissione di SARS-CoV-2 ma in un contesto in cui l'impatto sui servizi assistenziali rimane alto nella maggior parte delle Regioni/PPAA", come è riportato nella bozza di monitoraggio Istituto superiore di sanità-ministero della Salute.

A che punto è l'emergenza Covid in Italia

Come si legge nella bozza del monitoraggio Iss-Ministero della Salute, "l'epidemia resta in una fase delicata ed un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale. Tale tendenza a livello nazionale sottende infatti forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all'elevata incidenza impongono comunque incisive misure restrittive. Si conferma pertanto la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile".