Tentato omicidio aggravato da discriminazione e odio razziale nei confronti di un ragazzo di ventidue anni originario del Burkina Faso e residente a Modena, in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno. Con questa accusa, in concorso, sono state arrestate nella mattinata di oggi, mercoledì 21 ottobre, tre persone. Si tratta di un uomo di cinquantatré anni e dei suoi due figli, due giovani di trenta anni e di ventiquattro anni. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 17 ottobre dal Gip del Tribunale di Modena, è stata eseguita dalla Polizia alle prime luci dell'alba di oggi. I tre uomini sono ritenuti responsabili, in concorso, del tentato omicidio del giovane del Burkina Faso.

Picchiato e offeso con frasi razziste – Il giovane straniero, a quanto emerso, sarebbe stato colpito prima con bastonate in testa, poi ferito con un machete al braccio, il tutto mentre veniva coperto di offese razziste come "Tornatene al tuo Paese, qui comandiamo noi". L'episodio è avvenuto il 15 luglio nella zona sud di Modena: personale del Pronto Soccorso del nosocomio di Baggiovara aveva segnalato alla Centrale Operativa della Questura che un giovane straniero era stato trasportato in ambulanza presso la struttura ospedaliera con gravi ferite d’armi da taglio al braccio sinistro. Il ragazzo sarebbe stato preso di mira per i contatti di conoscenza che aveva con alcuni marocchini con cui gli aggressori avevano un conto in sospeso. La sua unica "colpa" sarebbe stata quella di essersi trovato "al posto sbagliato al momento sbagliato". Il giovane ha tentato di difendersi dai fendenti e per questo è stato colpito al braccio e non in parti letali, ma anche ora, nonostante un intervento, non ha recuperato la piena funzionalità dell'arto. I tre arrestati, prima di darsi alla fuga a bordo di una utilitaria, avrebbero anche cercato di investire il 22enne senza riuscirvi. La vittima, soccorsa da alcuni amici, è stata portata in ospedale.

Le indagini – La complessa e articolata attività investigativa intrapresa dalla Squadra Mobile e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, nella persona del P.M. Giuseppe Amara, ha consentito di ricostruire in maniera dettagliata l'intero iter criminoso e di identificare i soggetti responsabili del tentato omicidio, facendo luce sul vero movente dell'aggressione. Gli investigatori sono risaliti a eventi del'11 luglio quando un cittadino marocchino aveva denunciato per rapina uno dei tre indagati, il quale quattro giorni dopo aveva sporto a sua volta querela per una patita rapina perpetrata dal fratello del denunciante. Una volta formalizzata la denuncia, i tre avevano organizzato una spedizione punitiva nei confronti dei fratelli marocchini, portandosi nei pressi della loro abitazione dove accidentalmente si trovava anche il ventiduenne, divenuto vittima inconsapevole della ritorsione. I tre soggetti sono stati associati presso la locale Casa Circondariale.