Dieci cani sono stati uccisi per le strade di Furnari, in provincia di Messina. Una vera e propria strage compiuta probabilmente con bocconi alla stricnina, una sostanza altamente tossica, che, agendo come potente eccitante del sistema nervoso centrale, causa il blocco di particolari terminazioni nervose, portando alla morte, che avviene in genere per blocco respiratorio o esaurimento fisico. La denuncia è stata fatta dai volontari di una associazione animalista, che hanno fatto la tragica scoperta nella frazione di San Filippo. "Quanto accaduto ci lascia sgomenti – ha commentato in una nota Emanuela Bignami, responsabile nazionale randagismo di Animalisti Italiani onlus -. Dieci cani sono stati avvelenati da un agente fosforico, si sospetta che sia stata utilizzata anche la stricnina, ma sarà l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia a confermare l’agente utilizzato per questo terribile crimine. Queste povere anime avevano appena trovato casa".

"È l’ennesima storia di crudeltà contro i nostri amici fratelli senza voce, frutto a volte di un’insofferenza, completamente amorale, per la presenza sul territorio di animali vaganti o indifesi. Questa tragedia deve spingere il Governo a inasprire le pene per chi si macchia di questi atroci reati", ha continuato, sottolineando, per altro, come il fenomeno del randagismo nel 2018 sia aumentato nel corso dell'ultimo anno quasi del 10%. "Diventa urgente – ha concluso Bignami – che il ministro della Salute, Giulia Grillo, avvii un Piano nazionale di prevenzione contro questa emergenza. Troppe volte questo problema viene risolto con un macabro e inaccettabile fai-da-te. I cani vaganti vanno sterilizzati, microchippati e iscritti all’anagrafe. Siamo stanchi di vedere canili pieni, serve una campagna di sensibilizzazione per promuovere l’adozione".

Non è, per altro, la prima volta che si verificano episodi del genere. Soltanto il mese scorso ad Avellino nove cani sono stati uccisi da esche avvelenate. Il presidente dell’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente, Lorenzo Croce, era arrivato addirittura a mettere una taglia di seimila euro destinata "a chiunque con le sue informazioni sia in grado di portare alla individuazione, denuncia e condanna definitiva dell’avvelenatore o degli avvelenatori dei cani". Qualche mese prima era successo anche a Cosenza, in Calabria, e sempre in Sicilia a Licata.