Zona rossa inevitabile. Ne è convinto anche il professor Stefano Nava, direttore della struttura complessa di Pneumologia e Terapia Intensiva Respiratoria Ospedale Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, in prima linea nell'affrontare l'emergenza sanitaria e seguire i pazienti ricoverati per covid. Il capoluogo emiliano, dalla scorsa settimana in arancione scuro, potrebbe cambiare nuovamente colore a strettissimo giro: i dati su contagi e posti letti ancora disponibili preoccupano seriamente, il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha già chiesto alla Regione di accelerare i tempi, tutti consapevoli, inoltre, che la situazione non è semplice anche in altre zone dell'Emilia-Romagna. "Faccio un paragone che può essere un po' scioccante, ma penso che Bologna in questo momento possa essere paragonata a Bergamo durante la prima ondata" avverte Nava. "La situazione attuale è drammatica".

"La prosecuzione della seconda ondata o la terza, che dir si voglia, è molto violenta sia numericamente -continua il medico- sia da un punto di vista della severità della malattia". Anche perchè colpisce pazienti più giovani dei cinquantanni e senza altre patologie, arrivando in alcuni casi fino ai giovanissimi, come l'undicenne finita in terapia intensiva qualche giorno fa. L'ultimo bollettino in Emilia-Romagna riporta oltre duemila nuovi positivi, dei quali circa ottocento asintomatici. L’incidenza dei casi nella settimana dal 22 al 28 febbraio è di 346 contagi su 100mila abitanti. Ma preoccupano soprattutto i posti letto. 

"In questo ospedale, nel giro di una settimana, abbiamo attivato circa 140 nuovi posti letti che sono stati occupati in breve tempo -sottolinea Nava-. Questo virus si propaga con un indice di contagiosità molto più elevato rispetto a quello a cui eravamo abituati durante la prima ondata. E soprattutto molti di questi pazienti rimangono a casa per qualche giorno e poi peggiorano drasticamente". Il professore, dunque, invita "a tenere sempre alta la guardia, non è un'influenzona".

"Faccio parte del coordinamento regionale delle terapie intensive e sub-intensive -spiega ancora Nava-. Ci aggiorniamo ogni giorno e di posti liberi non ce ne sono. In questa regione ogni giorno ci sono uno o due posti liberi in terapia intensiva e semi-intensiva". Troppo poco, evidenzia infine Nava, che è anche direttore della scuola di specializzazione malattie dell'apparato respiratorio. Quindi a contatto coi giovani, ai quali, però, il professore rimprovera comportamenti spesso poco responsabili, quanto a prevenzione dal contagio. In generale, conclude amareggiato Stefano Nava, "io sono rimasto un po' perplesso del cambiamento delle abitudini dei cittadini rispetto alla prima ondata. Le persone forse non hanno ancora capito cosa significhi ammalarsi di covid. Il covid esiste, eccome".