Aveva un sorriso più luminoso delle stelle. Adesso non ce l’ha più”. Con queste parole il padre di una delle ragazze stuprate da un gruppo di giovani a Marconia di Pisticci racconta come sua figlia sia cambiata dopo quello che è successo il 6 settembre. Evitando di farsi identificare, l’uomo di 55 anni parla in un’intervista al Corriere della Sera della violenza subita dalle due ragazzine inglesi durante una festa privata a Marconia, per cui è stato accusato un gruppo di otto ragazzi.

Il racconto del padre di una delle ragazze stuprate

Il padre della ragazzina è originario di Marconia di Pisticci, da lì è partito ormai 40 anni fa per andare a trovare lavoro in Inghilterra. Ora è proprietario di una catena di alberghi. E si rivolge a chi si è reso colpevole della violenza del branco: “Pentitevi e vergognatevi per quello che avete fatto. Solo così potete aiutare le vostre famiglie, la giustizia, e attenuare in qualche modo il nostro dolore”. L’uomo racconta come ha saputo di quanto successo: “Ero in Inghilterra, mia figlia grande al telefono cercava di raccontarmi e a malapena riusciva a parlare. Mi diceva frasi strane che non capivo. Piangeva, era sconvolta. Le dicevo: cosa è successo? E lei balbettava, senza darmi una risposta. Poi mi ha chiamato mio fratello e mi ha accennato a quanto accaduto. Mi è cascato il mondo addosso”.

L'appello ai giovani accusati: pentitevi

Lui è arrivato in Italia e ha parlato con la figlia. “Sii forte”, è stata la prima cosa che le ha detto. E lei ha risposto “sempre”. “Mia figlia è una ragazzina molto forte, energica, intelligente. Spero davvero che riuscirà a riprendersi al più presto”, afferma l’uomo. Che delle persone accusate dice: “Sono degli sbandati, dei delinquenti. Ecco perché dico loro di pentirsi. Per questi giovani potrebbe essere l’occasione di chiudere con il passato e ricominciare una nuova vita. Adesso le loro famiglie, la comunità, le istituzioni devono aprire gli occhi e accorgersi per tempo del malessere che c’è in questi giovani di Marconia”.

Il padre della ragazzina inglese assicura che tornerà comunque di nuovo nella sua terra: “Ho avuta tanta solidarietà dai miei compaesani. Mi hanno detto: ‘Non devi giudicarci tutti allo stesso modo’. È una vicenda terribile, una ferita devastante: temo che non si rimarginerà mai. Da quando mia moglie ed io siamo arrivati qui, nostra figlia non ci ha mollati un attimo”. L’uomo conclude l’intervista dicendo di confidare nella giustizia: “Per il bene di mia figlia spero in una condanna esemplare”.