Doretta Graneris e Guido Badini
in foto: Doretta Graneris e Guido Badini

Anno 1975, novembre. Nella villetta a due piani con giardino in via Caduti nei Lager 9 la tavola è ingombra degli avanzi della cena, si respira un odore greve di cucina e tabacco misto a qualcosa che sembra polvere bruciata. Dal salotto arriva la luce del lampadario e, a lampi, quella del televisore, un Groundig 24 pollici a colori, un vero gioiellino per l’epoca. A capotavola è seduto Sergio, il capofamiglia. I suoi occhi, però, non guardano verso la TV, ma sono rivolti verso il soffitto. La testa è riversa all’indietro. In una mano penzolante stringe una sigaretta mai accesa. Un rivolo carminio gli si attorciglia dietro l’orecchio. Intorno a lui giacciono disarticolati i cadaveri della moglie, dei suoceri e del figlioletto di 13 anni, Paolo. Per la stanza risuonano le musiche da carosello di "Macario 1 e 2", imperdibile appuntamento del dopocena.

La belva di Vercelli, Doretta Graneris

Sergio Graneris, Italia Zambon, Romolo Zambon, Margherita Baucero e Paolo Graneris sono stati trucidati a colpi di pistola: una gragnola di 19 proiettili. Nonna Margherita ha provato a nascondersi sotto al tavolo, Itala si è fatta scudo con le mani, ma è stata colpita al petto, nonno Romolo invece si è accasciato con la testa sulla tavola. Il piccolo Paolo, infine, giace riverso in terra, con le gambe divaricate, inerte come un bambolotto. L'indomani i giornali riportano la notizia del massacro di Vercelli. È una storia che risveglia come uno schiaffo un'Italia abulica, quella del boom economico, della TV a colori e della società dei consumi, un Paese in cui la famiglia resta un baluardo sacro.

Le indagini

I riflettori della stampa sono dunque puntati sul caso. Si cerca immediatamente la figlia maggiore di Sergio e Italia: Doretta, 19 anni, miracolosamente scampata alla strage. La giovane vive a Novara con il fidanzato con il quale si sposerà pochi giorni dopo. I genitori hanno comperato già i mobili per la casa. Come farà la ragazza a sopportare un simile dolore? Se lo chiedono i carabinieri che vanno a darle notizia della tragedia. La incrociano mentre fa la spesa. "Capisco", dice Doretta ai carabinieri, non prima di aver finito di contrattare il prezzo dei carciofi. Una reazione glaciale, quanto mai insolita per la drammaticità dei fatti. È lì che finisce sotto la lente la piccola Doretta. Anche il suo fidanzato, Guido, 23 anni, viene subito scandagliato. Pochissime ore più tardi gli inquirenti annunciano: la ragazza era sulla scena quando è successo il fatto.

La verità

Doretta passa da superstite a indagata e non ci vorrà molto per capire che proprio la giovane coppia di fidanzati ha messo in atto il sistematico massacro di una famiglia. Un bossolo trovato nell'auto di Guido conferma: lui e Doretta sono gli assassini. I due confessano e inizia immediatamente un ping pong di accuse reciproche. "Mi ha plagiato" dice Guido "Era lui che voleva uccidere" si schermisce Dora, ma nel fuoco incrociato di attacchi un particolare rimane oscuro: il movente.

Il movente

Come ha potuto una ragazza di 19 anni, cresciuta nel benessere economico e con una famiglia solida, maturare la volontà di uccidere tutti i suoi cari, nonni e fratellino compresi? Per rispondere, è necessario tornare indietro di tre anni. La sedicenne Dora è un'adolescente insicura, egocentrica, aggressiva. Non si piace, nutre dei complessi d'inferiorità verso le compagne di scuola. Si ribella ai genitori, li disprezza, li chiama "miseri piccolo-borghesi". Ha altre ambizioni, Doretta, vuole distinguersi da quella famiglia per bene che ha sempre vissuto del proprio lavoro. La sua insofferenza forse con gli anni si sarebbe addolcita se Doretta non avesse fatto un incontro fatale. Alla festa per il capodanno 1973 conosce Guido Badini.

L'incontro fatale

È di qualche anno maggiore di lei, ha perso la madre pochi giorni prima, è già orfano di padre. A Vercelli lo conoscono come un fascista convinto, sedicente missino, anche se negli ambienti di estrema destra non è molto apprezzato. Tra i due scatta la scintilla, lui spende in poco tempo la piccola somma lasciatagli dalla madre per fare colpo sulla ragazza, lei comincia ad assumere atteggiamenti disinibiti, trasgressivi, a disobbedire alle regole di famiglia. Un mix esplosivo in cui non si distingue il dominante dal gregario, il carnefice dalla vittima. Una coppia letale. I due decidono di vivere insieme nella casa di lui a Novara, in modo che Doretta possa sottrarsi all'opprimente controllo della famiglia. La sera prendono l'abitudine di andare a sparare al poligono. Guido in casa custodisce diverse armi. La famiglia comincia a essere un peso per i progetti dei due, che vogliono arricchirsi e vivere una vita di agi. E mirano al patrimonio di 100 milioni dei Graneris.

La strage di Vercelli

L'idea di eliminare tutti i membri della famiglia per garantirsi l'eredità comincia a farsi strada. I due ragazzi si guardano intorno in cerca di un killer che faccia il lavoro per loro, ma non è così semplice. Chi uccide lo fa per soldi e i due fidanzatini capiscono ben presto che devono fare da soli. A quel punto cercano dei complici. E li trovano. Antonio D'Elia accetta di prendere parte alla mattanza. Il piano è semplice: Guido e Doretta raggiungono i Graneris con una vettura presa a noleggio mentre l'Elia li segue con un'auto rubata, con la quale poi li riaccompagnerà a Novara. Le cose andranno più o meno così. Dopo il delitto i due assassini raggiungeranno casa di alcuni amici, per crearsi un alibi. Ma si tratta di un piano maldestro che fa acqua da tutte le parti. Un bossolo caduto nell'auto di Badini e non corrispondente alle pallottole usate nel delitto porterà la polizia dritta a casa del giovane per una perquisizione. Lì gli inquirenti troveranno munizioni compatibili con le armi che hanno sterminato la famiglia Graneris: una Beretta e una Browning.

La confessione

Il caso è risolto: le "belve di Vercelli" sono Guido Badini e Doretta Graneris, che confessano in poche ore. L'Italia è indignata da questa coppia: lui fascista sbandato e violento, lei piccola borghese trasgressiva e senza scrupoli, uniti saldamente in un un amore perverso in cui la sola Doretta continuerà a credere anche quando, in cella, dovrà affrontare il processo. La ragazza continuerà a scrivere lettere d'amore al compagno che, però, sta già orchestrando una difesa che si basa interamente sull'attribuzione della colpa alla compagna. Di fronte al tradimento del complice-amante, Doretta risponderà con la stessa moneta. Il processo si conclude con la condanna all'ergastolo per entrambi.

Dal massacro di Vercelli a quello di Novi Ligure

Nel 1992 Doretta Graneris ha ottenuto la libertà condizionale. Non ha mai più voluto parlare di quanto accaduto quella notte di novembre del 1975. La villetta di Vercelli è stata venduta ad altri proprietari e oggi il giardino e il piccolo orto di nonno Romolo non esistono più. Nel 2001 il massacro di Novi Ligure ha riportato in vita i fantasmi del caso Graneris. Come Doretta e Guido, anche Erika e Omar si sono fusi in un amore perverso che li ha portati in un labirinto senza luce, dove distinguere bene e male, vita e morte, era impossibile.