È stata la testimonianza del figlio sedicenne della vittima a permettere di arrestare gli autori del barbaro assassinio di Sonia Nacci, la donna deceduta all'ospedale di Brindisi il 22 dicembre scorso per le conseguenze di una crudele aggressione. Si tratta di Giovanni Vacca, di 40 anni, e il figlio Cristian, di 20, di Ceglie Messapica, residenti a duecento metri di Sonia. Il reato contestato a entrambi è quello di omicidio aggravato in concorso.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri la notte dell'aggressione Sonia sarebbe andata in casa dei due arrestati per comprare droga, ma a causa di un pregresso debito che avrebbe accumulato coi Vacca, sarebbe stata aggredita con una ‘mazzetta in ferro', una sorta di martello da carpentiere. Sbattuta violentemente con la testa contro il muro, colpita a calci e pugni e ancora con il martello di ferro, Sonia è riuscita tuttavia a ritornare a casa. Una volta rientrata, tuttavia, le sue condizioni si sono aggravate ed è stata trasportata immediatamente in ospedale dove i medici hanno provato a salvare con un intervento chirurgico di asportazione della milza.

Tutto inutile, Sonia è morta per le conseguenze delle percosse ricevute. Poco prima di morire la Nacci aveva riferito ai medici di un'aggressione subita in strada, ma è stato il figlio, a cui evidenemente aveva rivelato di più, a condurre i carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni, unitamente a militari del Comando Provinciale di Brindisi e del Nucleo Cinofili di Modugno (Bari), sulle tracce dei responsabili. I due sono stati arrestati oggi al culmine di un'attività di indagine che ha potuto raccogliere numerosi elementi a loro carico, tra cui l'arma del delitto.