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Maltrattamenti in famiglia, assolto il marito malato a Venezia: “Non erano minacce ma richieste d’aiuto dopo un ictus”

Le urla e gli insulti scambiati per vessazioni domestiche erano in realtà l’esasperazione di un uomo invalido e reduce da un ictus, incapace di muoversi senza deambulatore e rimasto privo di autonomia.
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Una interminabile sequela di insulti, minacce e pretese che gravava sulla quotidianità di una donna e di suo padre, costretti a convivere con una tensione costante. Quello che sulla carta si presentava come l'ennesimo, classico caso di maltrattamenti in famiglia si è rivelato, nell'aula del tribunale di venezia, una drammatica vicenda legata alla malattia e alla disperazione.

Davanti alla giudice per le indagini preliminari l'imputato – un uomo residente nel veneziano – ha dovuto difendersi dall'accusa di aver vessato la moglie e l'anziano suocero. Come spiega Il Gazzettino, la realtà emersa dal dibattimento ha però ribaltato la prospettiva iniziale. L'uomo, infatti, era reduce da un grave ictus e da un successivo calvario di due anni trascorsi in una struttura sanitaria per la riabilitazione. Rientrato a casa con una semiparalisi che lo costringeva a muoversi a stento solo grazie a un deambulatore, il coniuge ha spiegato che quelle condotte, percepite dai familiari come aggressioni verbali e pretese, erano in realtà richieste d'aiuto dettate dall'improvvisa e totale incapacità di compiere in autonomia anche i gesti più elementari.

Nonostante il pubblico ministero Ermindo Mammucci abbia insistito sulla sussistenza del reato, sollecitando una condanna a tre anni di reclusione, la gip ha espresso un parere di segno opposto. La giudice ha escluso la volontà dell'imputato di sopraffare o fare del male ai propri congiunti, disponendo l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

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